Sull’orlo di una crisi di bitcoin

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Che differenza c’è fra le oscillazioni delle criptovalute e gli scossoni, gli alti e bassi delle montagne russe? Nessuna. In entrami i casi si finisce per avere il mal di pancia e la spiacevole sensazione di dover vomitare. Eppure, proprio come chi non riesce a non farsi un giro sulle montagne russe, c’è chi continua a investire in bitcoin, convinto di poter fare un sacco di soldi. Peccato solo che in questo momento si stia assistendo all’ennesimo crollo del loro valore. Ragion per cui il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha consigliato a El Salvador, la prima nazione al mondo ad aver adottato il bitcoin come valuta legale, d’interrompere l’esperimento a causa dei grossi rischi che potrebbe avere sulla sua stabilità finanziaria. 

Dal settembre dello scorso anno, per volere del suo controverso presidente Nayib Bukele Ortez, nel piccolo stato dell’America centrale poco più esteso della Sicilia, è possibile fare acquisti nei negozi e pagare le tasse con i bitcoin. Una prima assoluta andata in scena in un Paese che da parecchio tempo è confrontato con gravi difficoltà economiche e un tasso della criminalità da primato. Un azzardo che purtroppo, almeno per il momento, non si dimostrato essere la carta vincente, innanzitutto per via del tonfo registrato di recente da Bitcoin e altre criptovalute simili. Così come peraltro era già accaduto in precedenza.

Un azzardo che rischia di sabotare ancora di più la già fragile democrazia di un Paese povero e violento. Non a caso la legge che ha introdotto il bitcoin come valuta legale in El Salvador era stata duramente contestata dal Fmi perché, a suo dire, “comporta grandi rischi per l’integrità finanziaria e del mercato, la stabilità finanziaria e la protezione dei consumatori”. E riprova di questo timore sono bastati appena un paio di mesi perché il valore del bitcoin si dimezzasse, aggravando la situazione di una nazione già in crisi dove oltre il 30% della popolazione, vale a dire due milioni di persone, vive al di sotto della soglia di povertà. L’analfabetismo è al 21% e la mortalità infantile al 23%. 

Eppure per il presidente Bukele, noto anche per la sua grande passione per auto e videogiochi, la priorità è diventata il bitcoin. Del resto non è l’unica realtà che sembra aver scambiato le criptovalute per una sorta di bacchetta magica alla Harry Potter. Anche Gibilterra, considerata in passato come un paradiso fiscale, ha iniziato a darsi da fare per ritrovare la propria nicchia di mercato. Proprio per questa ragione vorrebbe profilarsi come il primo centro mondiale per criptovalute e blockchain. 

In soldoni, la rocca che è territorio britannico pur essendo situata sulla costa meridionale della Spagna, vorrebbe lanciare la prima borsa di criptovalute al mondo. L’obiettivo è quello di attirare a sé i possessori di grandi somme di criptomonete, con la promessa di sgravarli dalle tasse. Insomma, un piano già visto fallire altrove ma sempre pronto ad essere ritirato fuori dal cappello a cilindro. Col rischio di fare anche stavolta più danni che altro. Come se le bolle speculative e i crack finanziari del passato non ci avessero insegnato nulla. Ma vogliamo mettere l’ebrezza, il brivido di una bella roulette russa? 

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