The critics company

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“Volevamo raccontare storie nigeriane con un linguaggio occidentale, volevamo essere una parte di Hollywood nel cuore di Nollywood” Godwin Josiah inizia con queste parole la sua intervista con la BBC.

Godwin è parte della “Critics Company”, un gruppo di giovani registi che hanno base nella città di Kaduna, principale centro politico e culturale della Nigeria del nord. Composto da 9 ragazzi tutti più giovani di 25 anni, la Critics Company nasce da umili origini; Godwin e soci hanno iniziato a fare film nel 2016 usando smartphones presi in prestito e treppiedi fatti in legno. Oggi però, i loro film hanno numerosi fans. Soprattutto in patria, ma anche altrove.

Come riferito dal membro Ridwan Abdullateef, la compagnia si specializza in film di fantascienza. Una scelta ambiziosa, se consideriamo che il genere fantascientifico richiede un gran dispiegamento di effetti speciali molto difficili da produrre quando non si hanno milioni di dollari a disposizione. 

Nel 2016 esce il loro film d’esordio, intitolato “Redemption”. A detta dei produttori stessi, le aspettative non erano molte: “per noi era divertimento, non sapevamo niente di come produrre un film. Abbiamo filmato quello che siamo riusciti a filmare e abbiamo appiccicato assieme le scene sperando che avessero un filo logico”. Ma il balzo verso la fama arriverà con il loro prossimo film: “Chase”, pubblicato un anno dopo, ha raggiunto il milione di visualizzazioni a tempo di record. Il film viene notato anche da Kemi Adetiba, famosa produttrice nigeriana che vanta diversi premi in virtù del suo lavoro per MTV e Netflix. La raccolta fondi lanciata da Adetiba ha permesso alla Critics Company di allargare le sue possibilità ma anche il suo target; sono infatti giunti rapidamente nuovi endorsements da parte di celebrità occidentali come J.J. Abrams e Naomi Campbell.

Nonostante l’attenzione ricevuta e i nuovi fondi, i giovani filmmakers hanno deciso di continuare a lavorare con i mezzi rudimentali che avevano inizialmente a disposizione. Ridwan Abdullateef commenta a riguardo:

“Vogliamo continuare a fare film con smartphones e strumenti artigianali perché è da quello che siamo partiti. Vogliamo dimostrare che non ci vuole molta attrezzatura costosa per fare un bel film, anche perché in Nigeria come altrove ci sono tanti altri giovani con un sogno simile ma che non saranno fortunati quanto lo siamo stati noi”.

Al momento, la Critics Company sta lavorando alla produzione Netflix “King of boys”, primo lungometraggio originale Netflix prodotto in Nigeria. Il film è molto atteso, alcuni media locali lo chiamano anche “il più grande progetto cinematografico nigeriano”. Parte dell’entusiasmo per questo film, inutile dirlo, è dovuto alla popolarità dei ragazzi della Critics Company. Una popolarità guadagnata grazie alla qualità del loro lavoro (che potete visionare sul loro canale YouTube https://www.youtube.com/c/CriticsCompany001/videos) ma anche grazie alla potenza del loro messaggio. In uno statement rilasciato per il giornale online “Africa no filter”, descrivono così la loro missione:

“Noi africani cresciamo guardando film occidentali, è quello il linguaggio che conosciamo. E va bene così. Ma quello che deve cambiare è come noi ci vediamo in questo linguaggio; dobbiamo iniziare a vedere noi stessi sì come africani, ma anche come persone capaci di sconfiggere un’invasione aliena, di mettere piede sulla luna, di scongiurare una catastrofe climatica. Dobbiamo reindirizzare la narrativa, raccontare storie che possano ispirare le persone come noi, soprattutto la prossima generazione. Anche noi abbiamo un diritto a essere protagonisti in film che non parlino solo di schiavitù o miseria”.

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