Torna il noir di Massimo Carlotto e parla… francese

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Massimo Carlotto con un nuovo protagonista: «il francese». Intrigante e carismatico come solo un «pappone» moderno sa essere. Però qui la storia porta da un’altra parte, sempre ovviamente nelle terre venete. Bello e intrigante.

Che il Veneto sia uno dei territori più malfamati non è una novità. Merito e colpa della sua posizione geografica (terra di confine), della sua microstoria (con una ligèra indigena anagraficamente attempata, gli ultimi rimasti hanno oltrepassato gli Ottanta, e si ritrovano senza eredi, o figli d’arte), e di una ricchezza improvvisa e sproporzionata, sopraggiunta grazie a quel liberismo che negli ultimi anni ha infiammato l’industria manifatturiera della zona. Riassumendo: una popolazione con tanti scheletri negli armadi ed una zona di conquista ideale per le nuove organizzazioni mafiose, oramai saldamente insediatesi.

Il più grande testimone di questo territorio è senza dubbio Massimo Carlotto, voce potente e portante del noir italiano. Con la sua serie con l’Alligatore ha messo più volte il dito nella delicata piaga della regione. E non la smette, anche perché il cosiddetto male si modifica e aggiorna con regolare costanza, pur rimanendo ancorato a quella che si potrebbe definire come una SS moderna, vale a dire animata da Sesso e Soldi.

Con la sua nuova pubblicazione, «Il francese», Carlotto propone un altro affascinante capitolo. Lo fa da maestro: giocando con il genere ed i ruoli, mettendo in discussione cliché consolidati (il buono e il cattivo? siamo sicuri che siano quelli che pensiamo all’inizio?) e portando il lettore in un meandro fatto di suspence e ritmo. 

Il protagonista narrato è un meridionale trapiantato che si fa chiamare «Francese» e che di mestiere fa il «curatore» di un manipolo di donne dedite al mestiere più vecchio del mondo. Roba di classe, o gran lusso: lui ama definire la sua squadra come «maison» ed ha imposto un nome francese ad ogni «sua» ragazza. Nonostante tutte le apparenze lui è … un pappone, uno che lucra sul lavoro di altre. Tutto va a gonfie vele in quanto la sua offerta è fra le più variate immaginabili (ahi, ahi ahi, i segreti inconfessabili della classe dirigente … ), perché in fondo rispetta le «sue» donne (con una divisione del guadagno insolita: fifty fifty), limita l’uso di alcoolici e vieta ogni forma di droga. In fin della fiera gode un bel credito da parte dei clienti che nemmeno sanno più cosa fare della ricchezza accumulata. Tutto va per il meglio fino a quando … una ragazza scompare. Lui l’accompagna all’albergo dove era fissato l’appuntamento ma, per una volta, non si sofferma ad osservarla a varcare la soglia, che in effetti la ragazza non ha mai oltrepassato. Fuggita ? rapita dalle nuove bande che si stanno imponendo ? addirittura morta uccisa ? 

Il romanzo prende qui un’altra piega, quella dell’indagine. Il Francese non lesina sforzi né mezzi per scoprire, capire …: in pratica fa da poliziotto. Solo che la Polizia, quella ufficiale, è anche lei della partita e tramite un’agente indefessa ritiene che il vero colpevole sia lui, il macrò. Una doppia indagine, uno scambio di ruoli, un buono che diventa cattivo per tornare buono, idem per lei, la poliziotta. Sono pagine intriganti che calamitano il lettore, anche perché tutta l’azione ha come sottofondo il licenzioso mondo della borghesia neoarricchita, quella che appare tanto linda ma che poi … . 

Una bella prova espressiva, quella di Massimo Carlotto. Un romanzo, ha dichiarato lo stesso scrittore, che lui ha voluto e scritto per la collana «Il giallo Mondadori», quello da libreria non da edicola. Battezzato dal maestro Andrea Camilleri (il primo titolo di questa rinnovata serie è «Km 123», del 2019) e alimentato da tanti bei nomi del giallo: Joe Lansdale, Carofiglio, Varesi, Guccini, De Cataldo, Fruttero & Lucentini per citarne alcuni. E la festa continua, grazie a Massimo Carlotto.

«Il francese», 2022, di MASSIMO CARLOTTO, ed. Mondadori, 2022, pag. 211, Euro 17,00.

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