Un miracolo di Corinne impedisce (in parte) quello di Sofia

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La discesa libera olimpica di Pechino 2022 resterà nella storia dello sci per le imprese di due donne che hanno dell’incredibile. Corinne Suter l’ha spuntata per 16 centesimi su una straordinaria Sofia Goggia. Una Goggia convinta – come noi – di aver vinto la prova dopo aver superato la sorprendente Nadia Delago di 41 centesimi.

Il 23 gennaio Sofia era caduta, procurandosi una distorsione al ginocchio con lesione parziale del legamento crociato e microfrattura al perone. Vincendo lo scetticismo dei medici e dei tecnici, in pochi giorni di lavoro durissimo – anche grazie alla bravura dei fisioterapisti – è riuscita a mantenere il tono muscolare, conquistando così l’argento.

Analogo il percorso di Corinne, che era caduta negli allenamenti estivi, perdendo molto tempo. A conferma della sua grande classe e soprattutto del suo grande lavoro “mentale”, che le permette di radunare tutte le sue forze migliori al momento decisivo (caratteristica che distingue i campioni dai comprimari), Corinne ha disputato una gara senza il minimo errore. Contrariamente a Sofia, che ha avuto qualche piccola sbavatura ma poi ha fatto valere il suo straordinario senso della linea nelle curve a largo raggio, le paraboliche, dalle quali è uscita con 18 centesimi di vantaggio. A questo punto le chances di Corinne erano praticamente svanite. E questo tenuto anche conto dell’eccellente preparazione degli sci degli italiani che, a dispetto delle marche diverse, per l’occasione devono essersi scambiate le informazioni.

Il finale della pista olimpica, per sua conformazione, è uno dei peggiori della storia. Russi, che già aveva cavato sangue dalle rape, non poteva certo rendere la chiusura più ripida e più veloce. Contava solo la capacità aerodinamica di far correre lo sci e, soprattutto, la scorrevolezza del materiale.

In questi casi conta molto anche la resistenza fisica. I muscoli non devono caricarsi di scorie, di acido lattico. Senza nulla togliere a Corinne, perfetta in ogni curva di ogni raggio, nei salti – peraltro non difficili – e nello scorrimento, con 2-3 giorni di recupero supplementari, il tono muscolare di Sofia avrebbe permesso una competizione ancora più serrata fra l’atleta svizzera e quella italiana, che nel finale ha concesso 34 centesimi a Corinne, campionessa del mondo in carica e autrice di una doppietta storica, come Lara Gut-Behrami nel Super-G.

Oggi Lara è finta lontana, 16esima a 2.16, battuta anche da Jasmine Flury. Non ha fatto grossi errori, semplicemente non ne aveva più. Svuotata fisicamente e mentalmente dopo la grande prodezza compiuta nel supergigante. Per lei il cerchio era chiuso.

Può ancora dare molto, tutto dipende da lei. La vita offre molto al di là dello sport che gli ha dato tutto. Dipende dalle sue scelte, non certo dal suo livello professionale.

Intanto ha sorpreso il sesto posto di Joana Hählen: non sembrava possibile, ma ora dovrebbe aver fatto il salto di qualità. Considerata anche la straordinaria prodezza di Mathilde Gremaud nei “big air”, possiamo dire che le donne svizzere, ma in generale le donne, hanno fatto progressi straordinari.

È un piacere vederle all’opera e sono destinate a progredire ancor di più.

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