Voto del 13 febbraio, una giornata “no”

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Alla fine i risultati delle urne di ieri hanno dato ragione alle proiezioni pubblicate nei mesi addietro. A trovare appoggio dalla popolazione, infatti, solo l’iniziativa per il divieto della pubblicità sul tabacco. Niente da fare invece per gli altri tre oggetti in votazione. Che dietro ai risultati di ieri ci sia un messaggio (di opposizione) alla politica di Berna? 

Quella di ieri è stata – per molti – una giornata “no”. Sia per gli umori dei vari gruppi di interesse coinvolti, sia anche per quanto emerso dalle cassette elettorali: ben tre “no” e un  solo “sì”. 

Respinte infatti la legge federale su un pacchetto di misure a favore dei media (al 54.6%), l’iniziativa per vietare gli esperimenti sugli animali e gli esseri umani (79.1%) come pure la modifica della legge federale sulle tasse di bollo (62,7%). Accolta invece l’iniziativa popolare per il divieto della pubblicità sul tabacco a tutela di fanciulli e adolescenti (56,6%). 

Ma, se da una parte la votazione pareva scontata – visto quanto emerso dai sondaggi – dall’altra ha comunque riservato delle sorprese. E ci invita a porci qualche riflessione. Che dietro ai risultati di ieri ci sia un messaggio (di opposizione) alla politica di Berna? 

Prima di cercar di rispondere, però, faccio un breve riepilogo di quanto successo ieri.

Divieto alla sperimentazione animale (e umana), un secco “no, grazie” che vale al 79.1%

E alla fine, gli animalisti (e medici “alternativi) rimasero con un pugno di mosche, e forse neppure quelle. 

Poiché l’iniziativa, in cui si chiedeva la sospensione dei test sull’uomo e su altre speci, non è stata in grado di fare breccia fra i “cuori” della gente (e dei Cantoni). E fra questi, a dir di “no” con più fermezza troviamo Obvaldo (83.4%), Nidvaldo (83,2%) Uri e Zugo (entrambi con l’82.6%), mentre il Ticino, con il 68,5% di voti contrari, si mostra il cantone meno critico nei confronti del testo.

La Svizzera è quindi insensibile alla sofferenza degli animali? No, semplicemente è realista. La sperimentazione viene utilizzata sempre meno, e sempre meno causa dolore agli esseri viventi. A oggi, restare senza questo importante strumento di ricerca renderebbe la ricerca stessa più complessa, difficile e pericolosa, sia per l’uomo, sia per l’animale stesso, poiché, senza adeguati test certi farmaci non potrebbero essere somministrati. E questo condannerebbe a morte entrambe le categorie. 

Dell’iniziativa ne avevamo parlato qui:

Tassa di bollo, c’è chi dice “no” (i votanti, al 62,7%) e chi “non l’hanno capita”

L’abolizione del “balzello”, pari all’1% sul nuovo capitale (a partire da 1 milione di franchi) emesso da una società, è stato deciso dal parlamento nella sessione estiva dello scorso anno. Ma ciò non era andato giù al Ps, Verdi e sindacati, che avevano lanciato il referendum. 

Da qui si era sviluppato un dibattito molto “politico” e “tecnico” ma poco “concreto” e “sexy” – passatemi il termine – agli occhi dei non addetti ai lavori. E alla fine il popolo ha deciso: questo non è il momento per concedere ulteriori sgravi fiscali alle aziende: contrari il 62,7% dei votanti e 25 cantoni. L’unico “bollino verde” in un mare di rosso, Zugo (51,1% di sì), favorevole a tale riforma. Fra i grandi oppositori della modifica troviamo Berna e Giura (70.5% ciascuno), cantoni – lo ricordiamo – ad alta tassazione. Il Ticino, dice anch’egli no, ma tiepidamente (58,9%).

Come si giustifica tale voto? Per la destra il risultato dipenderebbe da due fattori: la “disinformazione” cavalcata dalla sinistra e la scarsa conoscenza, da parte dei votanti, della tassa. Ovvero: la gente ha votato su un testo che non ha capito.

Di tutt’altra idea i referendisti, sostenitori dell’esatto opposto: “i cittadini hanno capito bene”.

L’analisi più corretta? Sta nel mezzo. È vero, le tematiche finanziarie sono spesso ostiche, poco attrattive, difficili da spiegare e da comprendere. Ma è altrettanto corretto dire che non tutti sono dei “fessi”, e hanno captato dove stava l’inganno. La modifica avrebbe, come spesso accade, favorito solo le grandi aziende, a discapito di tutti gli altri. 

Risultato non così scontato in un Paese come il nostro dove, seppur si componga di una parte progressista (minoritaria), resta saldo su principi borghesi e conservatori. Uno stop agli aiuti da non prendere sottogamba. Resta solo da capire se sia dovuto alla difficile situazione Covid (“noi, piccole economie domestiche, abbiamo stretto la cinghia per due anni, perché sgravare voi aziende?”) oppure se sia in atto un cambio di rotta concreto.

“Cara stampa, arrangiati (e lo diciamo al 54,6%)”

Niente da fare pure per il pacchetto di misure da 151 milioni di franchi in favore dei media, bocciato alle urne con il 54,6% dei voti contrari. 

Osservando la cartina, salta subito all’occhio la disposizione dei favorevoli e contrari. Svizzera tedesca e il Ticino (52,8%) schierati nel fronte degli ostili e i romandi, più vicini alle esigenze della stampa. Eccezion fatta per il Vallese (dove ha vinto il “no” con il 53,3%), e le tedesche Uri (dove il sì vince, seppur risicato al 50,5%) e Basilea-Città (55,3%).

Cosa ha portato a questo buco nell’acqua? Ne parlerò meglio in un articolo a sé, ma le cause possono essere riassunte in tre punti: la disinformazione portata avanti da siti e partiti politici, la sfiducia della popolazione verso i media – accentuatasi di molto per via della pandemia – e una scarsa presa di posizione e campagna svolta proprio dalla categoria professionale a cui erano destinati questi aiuti.

L’ultimo fattore avrebbe scavalcare i primi due e cambiato le carte in tavola? Probabilmente no, ma forse non si sarebbe arrivati a una forchetta di oltre 200’000 voti di differenza.

Basta pubblicità del tabacco in presenza di minorenni, passa il sì al 56,6% (e 15 Cantoni)

Il testo si è portato a casa entrambi i criteri necessari per uscire vincitore dalle urne: il voto popolare e la maggioranza dei Cantoni. Anche qui si nota una discrepanza fra regioni linguistiche. A votare contro i Cantoni germanofoni mentre la Romandia sceglie il “sì” (fra tutte spicca Ginevra con il 74,8%). 

Una votazione però sul filo del rasoio, se pensiamo – per esempio – a Cantoni come Glarona (50,8%), Soletta (50,5%) e Argovia (50,2%). Nel drappello dei favorevoli pure il Ticino (57,8%).

Sebbene i fautori dell’iniziativa festeggino la vittoria, in molti si aspettavano un esito più marcato, o comunque maggiore a un 56%. 

Anche qui sarebbe interessante sapere se il voto abbia subito un “pressing” da parte della Lobby del fumo, presente e molto influente a Berna, oppure se da parte della popolazione svizzera, in particolare quella germanofona, si sia sentita poco questa problematica.

Consiglio federale, strategia da rivedere? 

È stata una giornata no, anche per il Governo elvetico, che si è visto rigettare ben tre dei quattro oggetti messi in votazione. Un caso questo oppure dietro alle scelte dei cittadini vi è un chiaro segnale di contrapposizione alle scelte dell’Esecutivo e Legislativo? 

È ancora difficile constatarlo. Personalmente, più che verso Berna, rivolgerei lo sguardo verso chi sta sotto alla cupola di Berna: ovvero i gruppi di interesse: lobby del tabacco, i rappresentanti dei vari (grandi) settori industriali e anche i grandi gruppi editoriali (quelli a cui con questo “no” si voleva far le scarpe, ma che in realtà, sono invece stati favoriti… restando così in quella zona grigia fra vinti e vincitori).

Queste categorie, alcune molto influenti, come appunto quella del fumo, sono i veri perdenti. Certo, la gente molto probabilmente non ha pensato a loro direttamente quando ha scelto dove mettere la propria crocetta sulla scheda di voto. 

Ma ieri per le grandi lobby è stato un giorno da dimenticare e il contrappasso – seppur bruci l’esito per sul pacchetto per i media – in parte ha giocato a nostro (come comuni cittadini) favore.

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