Al confine preferivano gli ucraini

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La Polonia del primo ministro Mateusz Morawiecki Non si smentisce. Omofoba e anti immigrati, lascia entrare il flusso dei profughi bianchi e ucraini e rallenta o blocca quello di altre etnie.

È sufficiente avere gli occhi e i capelli neri, come denuncia una studentessa pakistana in un video su Repubblica. 

“Preferivano gli ucraini e non le altre nazionalità” racconta la giovane, asserendo che invece gli ucraini del villaggio di confine dove stazionavano, erano gentili e non facevano distinzioni.

“…abbiamo dovuto aspettare più di quello che avremmo dovuto a causa di persone razziste (…) stava nevicando e non avevamo un posto dove sederci, abbiamo dovuto sistemarci a terra su una coperta bagnata ed è stato davvero orribile.”

La cosa anche se lascia disgustati, non stupisce. Il partito del premier in pectore, diritto e giustizia, è una compagine di estrema destra, di aspirazione clericale, nazionalista e illiberale. Tristemente famose sono le politiche omofobe del paese, sanzionate anche dalla UE. Al punto che il partito ritiene migranti e omosessuali il nemico numero uno della Polonia.

A dirla breve, il governo polacco ha molti tratti in comune con quello russo, visto l’autoritarismo praticato in più frangenti. Ma se gli ucraini di confine non hanno fatto distinzioni, le fanno eccome per esempio a Kiev, dove la comunità africana ha dovuto attendere alla stazione dei bus e dei treni per dare la priorità ai bianchi. Alcune associazioni umanitarie, denunciano una smaccata disparità di trattamento per i neri, gli asiatici e gli ispanici, che appaiono evidentemente profughi di seconda categoria. La comunità nera a Kiev è stata, a quanto sembra, addirittura costretta ad attendere al di fuori della stazione.

In un momento di commovente solidarietà per gli ucraini e i loro profughi, c’è l’amarezza nel constatare che le persone che fuggono non sono uguali, nemmeno nella stessa situazione, e che il veleno che le destre, e ci mettiamo anche la salviniana lega o la lega nostrana hanno inoculato nella società, fanno apparire normali dei comportamenti che sono umanamente vergognosi. 

Dio fronte alla tragedia dovremmo stringerci le mani, guardarci negli occhi, dare aiuto. Il razzismo latente e molto ben radicato nelle società dell’est europeo, come in Ucraina, in Ungheria o in Polonia, fanno pagare un amaro tributo a coloro che hanno la colpa di non essere nati biondi e con gli occhi azzurri. Un retaggio che ricorda orrendi progetti passati di selezione genetica, con l’idea che il colore dei capelli e degli occhi desse anche a un idiota la supremazia razziale.

E in tutto questo bailamme, al nostro consigliere nazionale Lorenzo Quadri, non viene in mente niente di meglio che proporre al governo di sostituire gli immigrati “cattivi”, quelli economici come dice lui, con gli ucraini.

Di fronte alla guerra siamo tutti uguali. Ribadirlo con forza, con rabbia, con furore è un dovere. Non importa il colore della pelle, e un abitante del Senegal ha lo stesso diritto di scappare dalle bombe che un ucraino. L’Europa deve capire anche questo e in futuro dovrà cambiare le sue politiche per livellare le ingiustizie e per togliere a paesi come Ungheria e Polonia, il diritto di essere razzisti e discriminatori. Solo così sarà una vera Europa, come quella solidale e compatta che stiamo vedendo ora.

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