Allarme carenza cereali anche ad Oriente

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L’aumento vertiginoso nel comparto energetico e delle derrate alimentari, grano e cereali, legati alla guerra lanciata dalla Russia in Ucraina, rischiano di esacerbare le preoccupazioni in tema di sicurezza alimentare in Medio Oriente e Nord Africa. Tensioni che se restano incontrollate, potrebbero sfociare in proteste di piazza. Un malcontento generale che ha alimentato tensioni e ha innescato rivolte interne e nuovi conflitti, come già avvenuto in Libia, Egitto, Yemen, Siria e Bahrein.

ARABIA SAUDITA:

L’agenzia di stampa saudita ha riferito che il 20 marzo gli Houthi, ribelli sciiti sostenuti dall’Iran, hanno lanciato 4 attacchi contro il regno wehabita. Nello specifico sono stati colpiti un impianto di dissalazione dell’acqua di Al-Shaqeeq, un impianto di Aramco (la compagnia nazionale saudita di idrocarburi) nel sud del Paese, una centrale elettrica nella città di Dhahran Al-Janub, e un impianto di gas a Khamis Mushait.

Gli attacchi hanno provocato ingenti danni alle strutture, alle automobili e alle case civili, senza causare vittime.

COREA DEL SUD:

Le elezioni presidenziali del 9 marzo hanno visto la vittoria di Yoon Suk-Yeol, conservatore ed ex procuratore del Partito del Potere Popolare, che ha sconfitto per 262 mila voti l’avversario democratico. Si è trattato delle elezioni meno coinvolgenti della storia sudcoreana.

Il malcontento per le difficoltà economiche sofferte dai giovani ha punito il Partito Democratico del presidente uscente Moon Jae-In.

Durante la campagna elettorale, il candidato conservatore ha spudoratamente corteggiato l’elettorato antifemminista dei giovani maschilisti, spaventati dai coetanei che rivendicavano più diritti per le donne e un trattamento paritario in una società fortemente misogina. Yoon Suk-Yeol aveva incolpato il femminismo per la bassa natalità, sostenendo l’abolizione del ministero per le pari opportunità perché troppo concentrato sui diritti delle donne, promettendo di inasprire le pene per false accuse di violenza sessuale.

INDIA:

Le petizioni contro il bando all’uso dell’Hijab nelle scuole è stato respinto dall’alta Corte dello Stato indiano Karnataka, uno degli Stati governati dai nazionalisti Indu del BJP (Bharatiya Janata Party) partito del premier Modi.

Le associazioni islamiche accusano la mancanza di libertà e invocano il ricorso alla Corte Suprema, mentre le studentesse hanno subito risposto che la protesta continuerà e non si recheranno in aula senza il velo.

Il clima così polarizzato intorno a un simbolo identitario preoccupa anche le comunità cristiane. Da mesi in India lo scontro intorno all’Hijab è diventato una bandiera sul tema dei rapporti con la minoranza mussulmana.

INDONESIA:

La settimana scorsa due donne, Sandra, 41enne, e Rita, 49enne, sono morte dopo essere state in coda sotto il sole per diverse ore, attendendo il proprio turno per accaparrarsi due litri d’olio da cucina, concessi dal governo indonesiano a ogni cittadino. Il 60% delle esportazioni dell’olio di girasole provengono dalla regione del Mar Nero, i cui porti sono chiusi a seguito dell’invasione russa in Ucraina.

È paradossale che l’Indonesia, produttrice di olio di palma per esportazione, abbia limitato i cittadini a comprare non più di due litri al mese di olio per 1 dollaro al litro.

IRAN:

Il 16 marzo Tehran ha liberato due cittadini britannici-iraniani, Nazanin Zaghari e Anushe Ashuri, arrestati rispettivamente nel 2016 e 2019 con l’accusa di spionaggio contro la repubblica Islamica. Il loro arresto sarebbe legato a un debito di circa 530 milioni di dollari, pagati dall’Iran per l’acquisto di carri armati Chieftain risalente al periodo dello Scià di Persia, e mai consegnati a causa della rivoluzione popolare del febbraio 1979.

Il loro rilascio è avvenuto dopo che il governo britannico ha risarcito l’intera somma.

Il 15 marzo Sergey Lavrov, il ministro degli Esteri russo, ha affermato che Mosca ha ricevuto da Washington garanzie scritte rispetto al fatto che le durissime sanzioni occidentali  alla Russia, per la guerra in Ucraina, non influenzeranno la cooperazione dei due paesi nel contesto del rilancio sull’accordo nucleare iraniano.

Intanto gli USA stanno valutando di rimuovere il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) dalla loro lista nera delle organizzazioni terroristiche, in cambio di garanzie da parte di Tehran.

Israele si è detta irritata per questa mossa che annullerebbe la decisione presa dall’ex presidente degli USA Donald Trump nel 2019.

KURDISTAN:

La notte del 13 marzo a Erbil sono piovuti almeno 12 missili balistici che hanno colpito il consolato statunitense. L’obbiettivo di Pasdaran (IRGC), era un centro strategico israeliano che si trovava al primo piano, usato dal Mossad.

Secondo l’emittente Al-Mayadeen sarebbero morti 4 funzionari israeliani e altri 7 sarebbero rimasti feriti. Il quartiere generale colpito, in passato sembra fosse stato utilizzato per operazioni “di intelligence e offensive” contro obiettivi iraniani. L’ultima risalirebbe al 14 febbraio scorso quando, droni partiti da questa struttura, hanno colpito un centro di addestramento iraniano a Kermanshah causando “perdite significative”.

Questi attacchi rilevano una “guerra segreta” fatta a colpi di droni fra Iran e Israele, diventata pubblica con il lancio di missili su Erbil.

YEMEN:

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo, con base a Riyadh, il 15 marzo si propone come mediatore per raggiungere una tregua duratura nello Yemen. In questi giorni sono partiti gli inviti formali per colloqui riguardanti questioni militari, politiche ed economiche del conflitto.

Alla delegazione dei ribelli Houthi verranno assicurate tutte le garanzie nell’ottica dell’incontro, che si dovrebbe tenere fra il 29 marzo e il 7 aprile. L’iniziativa si inserisce nel solco degli sforzi messi in atto dalle Nazioni Unite in previsione di pace, mentre nel Paese si fa sempre più drammatica l’emergenza umanitaria sulle quale potrebbe influire la guerra russa ucraina e la crisi nelle forniture di grano.

La catastrofica guerra è entrata nel suo ottavo anno ed ha provocato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati interni, le cui conseguenze si avvertiranno per decine di anni.

Il 16 marzo le Nazioni Unite hanno ricevuto un miliardo e 300 milioni di dollari per il piano di aiuti, anziché i 4 miliardi e 270 milioni di dollari promessi.

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