Benzina alle stelle? Colpa dei politici!

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Negli ultimi giorni continuo a vedere post che si lamentano del prezzo della benzina (il malcontento e ci sta tutto ). Fermo restando che questo è proprio uno dei motivi per cui bisognerebbe abbandonare gli idrocarburi come fonte energetica, è anche giusto spiegare il perché il prezzo del carburante è quello che è. 

Anche perché in questi post, si accusano politici, governi europei e quant’altro. La classe politica nostrana ha delle colpe per un sacco di cose, e anche quella europea, qui non ci piove. Però in questo caso non ha un controllo reale sul prezzo dei carburanti, che sono stabiliti soprattutto in base a tre fattori diversi:

il primo è il prezzo all’ingrosso del greggio (e ovviamente la sua provenienza). Il secondo è il margine lordo dell’industria petrolifera e della raffinazione, il terzo è legato alle varie tasse sui carburanti che variano da paese a paese. A chi bercia di più, ricordo che in Svizzera il popolo stesso ha bocciato recentemente un aumento delle tasse sulla benzina. Tasse che erano volte in buona parte proprio ad abbandonare la benzina stessa. Ma si sa, crediamo tutti di essere furboni quando paghiamo meno, salvo poi accorgerci che paghiamo di più.

La somma di questi tre fattori, comunque, stabilisce il prezzo di benzina, nafta e diesel.

Ovviamente ogni voce ha dei sottocomponenti, dove il prezzo alla partenza (Platts) può variare in base a domanda e offerta, ma è comunque sensibilmente influenzato da fattori come guerre, crisi o disastri ambientali.

Ad esempio, la secca del Reno di questi ultimi mesi (dovuta al riscaldamento climatico creato soprattutto dalla combustione di energia fossile), ha contribuito ad alzare il prezzo dei carburanti visto che le chiatte, per via dell’acqua bassa, sono costrette a navigare a mezzo carico. Il petrolio che arriva da noi passa quasi tutto da lì.

Il Paltts, o prezzo all’ingrosso, è un piattaforma commerciale dove domanda e offerta decidono il prezzo del greggio (di solito valutato al barile, un unità di misura equivalente a 159 litri circa)

Ad aggiungersi, c’è il margine di chi distribuisce i carburanti e li raffina, che è però minore rispetto a quello degli estrattori. I prezzi dei benzinai ad esempio, variano poco tra loro proprio per il margine minore che spuntano sul loro lavoro.

Il terzo fattore è quello delle tasse, che si pagano in ogni paese (più o meno alte a dipendenza ovviamente dalla nazione). In Svizzera sono di 76,82 centesimi per la benzina e di 79,57 centesimi per il diesel, ma non è un furto. I tre quarti di queste tasse servono a pagare infrastrutture stradali (che percorriamo con le nostre auto consumando benzina) e aeree, col rimanente si coprono altre spese generali della confederazione.

Per cui incazzarsi è lecito, ma gli aumenti sono dati soprattutto dai primi due fattori, essendo il terzo una tassa invariata indipendente dal prezzo del carburante, tassa oltretutto che serve alla costruzione e alla manutenzione di una rete stradale che ci consente di bruciare allegramente carburanti fossili per spostarci. Un gatto che si morde la coda dunque. 

Per cui, post su facebook di questo tenore:


“Cari 253 deputati alle camere federali (tutte e 3) calcolando che la benzina venduta oggi è stata comperata e pagata ben 3 mesi fa…. mi spiegate quindi per quale caz…volo di motivo oggi costava 2.19 fr. al litro, ben sapendo che al massimo dovrebbe essere su per giù 1.85? 

Ve lo dico in maniera diplomatica, siete tutti dei grandissimi…. perché se solo aveste a cuore il vostro popolo, rinuncereste a tutti i superflui balzelli che noi paghiamo sul carburante e poi ancora anche sui prodotti e sui beni di prima necessità e sanzionereste duramente chi specula sulle energie ora!

Francamente verrebbe voglia di smettere di pagare le imposte, perché o moriamo di fame noi per far mangiare voi, o campiamo noi e voi tornate a zappare!!! Cosa che non vi farebbe affatto male!!”

…servono a poco. Per quanto comprensibili, sfoghi del genere si scagliano contro l’unico bersaglio che non ha modo di attenuare l’aumento dei carburanti a meno che, come il Venezuela, non si sia proprietari dei pozzi petroliferi e si possa di conseguenza decidere autonomamente il costo alla vendita.

Un motivo più che buono per correre al più presto ad approvvigionarsi presso altre fonti energetiche, più pulite, ecologiche e meno dedite a mercati ballerini che sussultano ad ogni minimo problema. Se c’è qualcosa di buono che la guerra in Ucraina ci ha regalato, è proprio la consapevolezza, se serviva ancora una volta, che dipendere dagli altri per le forniture energetiche è proprio una gran fregatura.

Intanto la benzina è ormai arrivata a un prezzo che varia tra i 2,23 franchi e i 2,29. meglio cominciare a pensare seriamente alla bicicletta…

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