Conflitti e parole, parole, parole

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Si chiama “invasione dell’Ucraina da parte della Russia” e non sono “due paesi in guerra”. Non è solo una questione di parole, che mai come in queste occasioni sono pietre. 

Apprendiamo dalla stampa domenicale di avere in casa una “rappresentante del Donbass”, che, lo ricordiamo, è un’entità inesistente, riconosciuta solo dalla Russia e probabilmente anche dalla Bielorussia. In una sola intervista è riuscita a trasmettere la fotocopia perfetta dei comunicati del Cremlino che parlano di “operazione speciale” o “genocidio nel Donbass ad opera di elementi nazisti ucraini”. Tra le perle della signora (il nome lo lascio scoprire a voi, non merita ulteriore pubblicità), segnalo un “I paesi occidentali finanziano organizzazioni non governative in Ucraina che hanno come obiettivo principale l’incitamento all’odio nei confronti dei russi.” Sarà presto protagonista di una serie su Netflix: “Una pasionaria in pantofole.”

C’è anche di peggio nel calderone dei social media. A Como vive tale Carolina (@linetta53 su Twitter, 1671 follower, 113 mila tweet scritti, di cui circa 113 mila demenziali) che sentenzia: “Per voi era normale che, in una guerra in corso, 1300 persone andassero a teatro?”. Il riferimento al teatro di Maripuol non è ovviamente casuale. Il brutto non è tanto il sarcasmo da oltretomba della signora, quanto i 215 mi piace che figurano sotto il tweet. 

Piccole segnalazioni extra-belliche, anche se di peso nettamente minore. 

44 parlamentari nazionali (tra cui Fabio Regazzi) hanno inoltrato una mozione per introdurre la vignetta per i ciclisti, in modo da finanziare la costruzione delle piste ciclabili. Suggerimento ai 44 (in fila per sei con il resto di due): una tassa per i pedoni che compensi gli ingenti costi per verniciare le strisce pedonali. 

Le quote rosa non passano, il parlamento ticinese ha bocciato la proposta socialista di introdurre una presenza femminile minima del 30 per cento nei vertici delle aziende ed enti cantonali, dell’Amministrazione cantonale e nelle commissioni. Alla tribuna solo donne e quelle che hanno affossato la proposta si sono esercitate nel classico “ci vuole un cambiamento culturale, non è con la matematica che si risolve il problema”. Certo, loro sono brave e ce l’hanno fatta, le altre si diano una mossa. “Due

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