E chi spara a Boris il pianista?

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Il musicista Boris Berezovsky ha scompigliato la tastiera delle sue sonate che si illanguidiscono nelle alte atmosfere degli spartiti di Chopin e Rachmaninov  steccando clamorosamente nel corso di un talk show trasmesso su un canale pubblico russo.

il suo cinismo e la sua sgradevolezza hanno toccato le vette della sublime sguaiatezza, ritrovando disarmonia in un serie di ferocissime frasi a commento della salutare e propedeutica” operazione” in Ucraina , benedetta dallo zar Putin.

Non sparare sul pianista è una consolidata regola di democrazia musicale che però si impappina nello stravolgimento delle usuali dinamiche quando è il pianista a sparare , ferocemente e a sproposito, mirando le prime e le seconde file della platea che ascolta educata.

Il cinquantenne virtuoso artista che ha deliziato con il suo talento gli appassionati di mezzo mondo ,meritandosi nel tempo la fama di “sapiente interprete che sa fondere energia e spontaneità” , se ne è uscito con una sventagliata di considerazioni cigolanti come le cerniere di un portone arrugginito nella insipienza della negata manutenzione.

Il centellinatore dei “12 Studi d’esecuzione trascendentale di Liszt ” ha esploso bordate da balordo bucaniere incattivito nei confronti del popolo ucraino: 

” Capisco che si abbia pietà di loro, che si facciano le cose delicatamente, ma potremmo smetterla di preoccuparcene, assediarli e tagliar loro l’elettricità”.

Premuroso ed empatico come uno spalmatore di guano su tartine debitamente avvelenate , il fenomenale Boris – tutto solo e senza la coralità di una ispirata orchestra- ha pensato di rincarare la dose di note ulceranti che nella scala diatonica sono sette ma che nel suo sottoscala di perversioni  si moltiplicano all’infinito, sino a produrre una rapsodia da prurito alle mani : 

” Quello che dicono i media occidentali è pura menzogna” .

E in uno sguaiato movimento sideralmente distante dall’allegro e dall’allegretto ha rimpolpato la sfilza delle riflessioni da dittatorello con le scarpe a punta , scandendo con fierezza: 

” Abbiamo bisogno di vincere questa guerra e poi costruire qualcosa di positivo da noi, nel nostro Paese. Alla fine, la verità arriverà alla gente, ne sono certo : passerà un anno e la verità prevarrà”.

Mentre nello studio televisivo si affievolivano le luci ancora centrate su podio della drastica allocuzione, pare che il prode Berezovsky abbia individuato un pianoforte con impressa una pateale “Z” sulla coda lievemente bombata. Le sue nevrili mani hanno iniziato a scivolare sulla filiera bianconera dei tasti, impegnate nella esecuzione di un preludio in mi bemolle minore , appositamente dedicato allo straripante Vladimir che pur apprezzando, ha sgarbatamente fatto notare che il bemolle minore evoca in genere controproducenti sentimenti di arrendevolezza.

Certamente meglio un beduro maggiore, quanto basta per spezzare le reni a chi se lo merita.

Intanto l’appuntino relativo al taglio dell’elettricità ai danni di quelle talpe di Kiev si ingigantiva, sino ad assumere i contorni di un grassetto , fra un grugnito di compiacimento e un do di petto da combattimento.

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