Europa, disastri climatici in tempo di guerra

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Come se la pandemia non fosse già stata abbastanza, ora ci è toccata in sorte pure la guerra. A confermarlo c’è il detto popolare che recita: “guerra, pestilenza e carestia vanno sempre in compagnia”. E a proposito di “cattive compagnie”, le conseguenze economiche della guerra in Ucraina, non si son fatte attendere. Con l’aumento del prezzo di grano, gas e petrolio, le cui quotazioni sono schizzate alle stelle. Giovedì 24 febbraio, giorno dello scoppio del conflitto, le borse europee hanno bruciato in un soffio 331 miliardi di euro. E se in Europa, con la pandemia non ancora definitivamente alle spalle, si riaffaccia l’incubo della guerra, c’è un altro spettro che aleggia su tutti noi e sul Vecchio Continente. È quello dei disastri climatici e del loro costo.

Tra il 1980 e il 2020, proprio questo tipo di fenomeni ha causato ben 140’000 morti e 500 miliardi di danni. Sono questi i dati dell’ultima analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente. Così, mentre il Pianeta si surriscalda e ogni anno che passa ce la farà pagare sempre più cara, noi continuiamo a “giocare” alla guerra. Come se nulla fosse. Eppure, quarant’anni di eventi estremi, sono stati solo un assaggio di ciò che, nel corso dei prossimi decenni, ci attende. Soprattutto se, come sembrerebbe ormai quasi certo, non saremo all’altezza della sfida che ci attende.

Andando nel dettaglio di questo macabro bilancio, ben il 91% delle vittime è stato causato dall’ondata di calore del 2003 che uccise circa 80’000 persone. Nel corso dell’estate di quell’anno, l’Europa fu colpita da una massiccia ondata di caldo e afa che raggiunse il suo apice nei primi quindici giorni di agosto. Questo fenomeno fu eccezionale sia per la durata che per l’intensità. Particolarmente insopportabile fu l’alto tasso d’umidità dell’aria. Quell’estate, i record legati alle temperature, furono aggiornati in numerose città europee. E un’ecatombe simile potrebbe anche ripetersi, dato che le ondate di calore s’intensificheranno.

Un altro dato inquietante è quello che riguarda i danni finanziari. Sull’arco di quarant’anni, il 60% dei danni è stato causato da appena il 3% degli eventi climatici estremi. La Germania è stato il paese più colpito, con 42’000 morti e 107 milioni di euro di perdite, seguita dalla Francia, con 26’000 morti e 99 milioni di perdite e dall’Italia, con 21’000 morti e 90 milioni di perdite. Ma questi dati riguardano il passato.  Dagli Stati Uniti all’Europa, incrociando le ricerche condotte sul clima, emerge come i costi legati agli eventi estremi negli ultimi anni sono aumentati costantemente, con un vero e proprio primato nel 2021.

Le minacce connesse al surriscaldamento climatico si stanno manifestando più in fretta del previsto e sono destinate a diventare sempre più gravi. Le inondazioni, le ondate di calore, la siccità e gli incendi incontrollati sono destinati a intensificarsi in tutta Europa proprio a causa della crisi climatica. Ecco perché sarebbe d’importanza cruciale affrontare uniti la crisi climatica e quella ecologica, tra loro interconnesse. Solo proteggendo e ripristinando gli ecosistemi è possibile rafforzare la loro resilienza al riscaldamento globale, da cui dipende il nostro benessere. E una nuova guerra mondiale non è contemplata fra le soluzioni.

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