Facebook e i valori volatili

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Dell’impatto del web sulla percezione e svolgimento della guerra in Ucraina si è già parlato, ma nuovi sviluppi permettono di fare alcune considerazioni legate alla solita vecchia domanda “Ma chi controlla i controllori?”

È notizia di oggi: “Meta”, il conglomerato informatico di Mark Zuckerberg che controlla (tra gli altri) Facebook e Instagram, ha affermato che in alcune nazioni sarà d’ora in poi permesso inneggiare alla violenza verso Putin e militari russi. Senza pronunciarsi sulla giustezza o meno di augurare morte e dolore a soldati russi e al loro presidente, questo è pur sempre un pericoloso precedente. Oggi ci troviamo abbastanza compatti nel condannare l’invasione russa, ma il fatto che le compagnie responsabili dell’interazione umana nel 21esimo secolo possano decidere di abbandonare ogni limite alla retorica violenta e sguinzagliare il peggio del web contro specifiche demografiche non deve farci stare tranquilli.

Se non altro, per una semplice questione legata alla disumanizzazione del nemico. So che è fastidioso e nessuno ha troppa voglia di parlarne, ma molti soldati russi non sono altro che coscritti 18enni con famiglie e sogni al di fuori di una guerra che non erano certo loro a volere. I grandi social media hanno finora fatto un lavoro tutto sommato quasi decente per quanto riguarda il mantenimento di un minimo di civiltà sulle loro piattaforme, ma tutto questo potrebbe essere gettato nella spazzatura sapendo che esse si riservano il diritto di rimuovere ogni barriera di protezione nei confronti degli utenti di certe etnie. 

Già vi sono casi, anche vicini a noi, di negozi russi vandalizzati o cittadini di origini russe pestati per strada. Aprire la porta a retoriche apertamente violente e russofobiche non farà altro che creare un ripetersi della situazione americana per quanto riguarda i cittadini di etnia asiatica, linciati e attaccati per via dell’impennata nella quantità di contenuti sinofobici presentati dai media yankee. Questo si è trasformato in un vero problema su vasta scala con tanto di hasthag #StopAsianHate; Secondo un rapporto governativo si contano quasi 11’000 attacchi a sfondo razziale contro la popolazione asiatica negli USA solo tra marzo e dicembre 2021 – la situazione potrebbe rapidamente devolvere in modo simile per quanto riguarda le persone di origine russa o comunque legate al paese. 

La comunicazione emessa dal quartier generale di Meta afferma anche che sarà permesso glorificare formazioni neonaziste ucraine “in ottica del loro ruolo nel difendere il paese” e in totale opposizione con quanto detto e fatto finora dalla compagnia. Anche questo solleva delle problematiche, legate a quanto sia appropriato riabilitare e giustificare gente che fa discorsi sul “proteggere la razza” e che ricopre i proiettili di grasso di maiale nella speranza colpiscano un musulmano (che comunque mica funziona così). Questa repentina decisione da parte dei capoccioni di Meta mostra quanto sia potenzialmente facile “sdoganare” fazioni con ideologie semplicemente disumane se ciò va a beneficio degli interessi occidentali. 

L’ambasciata Russa negli USA twitta che “gli utenti di Instagram e Facebook non hanno dato ai proprietari di queste piattaforme il diritto di determinare i criteri con cui si stabilisce la verità e di promuovere odio e animosità tra nazioni”. Sebbene ciò sia decisamente ironico se detto da un politico russo, noi siamo nella posizione di poter osservare e valutare con distacco. E osservando e valutando, non ne esce un quadro proprio positivo. Se tutto ciò non vi convince, pensate alla Russia: cosa succede quando un popolo si sente isolato e attaccato da tutte le direzioni?

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