Fedez e i social specchio dell’anima

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I social, nel bene e nel male, sono diventati  la nostra valvola di sfogo. Il luogo virtuale in cui possiamo esprimere tutta la nostra frustrazione ma anche dove poter mostrare le nostre fragilità. La confessione del noto rapper lombardo di essere malato ne è l’esempio.

Maglione blu, lo smalto nero sulle unghie, gli occhi che non guardano mai la telecamera, pronti da un momento all’altro a scoppiare in un pianto. Si presenta così Fedez nelle sue storie su Instagram, intento a spiegare il motivo di tale – visibile – malessere: “Purtroppo mi è stato trovato un problema di salute, per fortuna con grande tempismo, che comporta un percorso”.

L’autore di tormentoni come ‘Mille’ ed ‘Italiana’ non ha voluto specificare, né tanto meno voluto dare un nome alla malattia o al disturbo che lo affligge. “Un percorso importante che dovrò fare e che mi sento di raccontare. Non ora, non in questo momento in cui ho bisogno di stringermi alla mia famiglia, ai miei figli. Ma che mi sento di raccontare in futuro perché quando ho scoperto quello che ho scoperto, leggere storie di altre persone mi ha dato conforto”.

Scelta che rispettiamo e, a differenza di altre testate d’oltre confine, non parteciperemo al “toto malattia”. Perché – paradossalmente – cercare in questo momento di dare una diagnosi ai suoi problemi di salute non è importante, non è rilevante, si farebbe solo dello spicciolo gossip, e si perderebbe di vista lo scopo vero del messaggio. 

L’annuncio di Fedez serve a “confessarsi”, a cercare un appoggio o una “carezza virtuale” dai suoi fan e, come spiega lo stesso rapper “se questo mio racconto riesce a dare confronto anche solo ad una persona, che magari non ha la fortuna di essere circondata di affetti come me con la mia famiglia, mi fa pensare che questa parentesi della mia vita ha una sua utilità, cosa che non si riesce a dare. In questi anni è come se avessi avuto una specie di album dei ricordi condiviso”.

I social, nuovo specchio dell’anima

Si dice spesso che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Oggi potremmo dire la stessa cosa dei social. Piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram, TikTok sono diventati i nostri diari, dove appuntiamo virtualmente molto del nostro quotidiano. Condividiamo le cose belle: i posti dove siamo stati, i locali dove abbiamo mangiato bene, i nostri traguardi professionali. Condividiamo le nostre emozioni: l’articolo di giornale che ci ha commosso o indignato, un nostro pensiero su un determinato tema, un quesito che ci siamo posti a cui chiediamo risposta ad altre persone. Ma condividiamo anche le cose brutte: i nostri litigi con altri utenti o gli insulti che lasciamo sotto i commenti di un post o di una foto.

Condividiamo tutto, è proprio questo vocabolo “condividere” è la differenza principale fra il diario e il social. Il primo resta segreto, è un dialogo intimo che facciamo fra noi stessi, il secondo invece ha proprio lo scopo di rivolgersi al mondo.

Ma perché una cosa così intima come una malattia deve essere annunciata sui social? La privacy è passata di moda? 

No, la risposta è semplice: perché ci fa stare bene. Un segreto spesso comporta anche un peso e quando ce ne liberiamo è lì che iniziamo a sentirci meglio e in pace.

Anche se questo però rappresenta un gran rischio. Perché è come entrare in una fossa dei leoni, bramanti della carne, con un braccio rotto. L’insulto, lo scherno, la minimizzazione o il voler essere troppo impiccioni diventano armi ancora più taglienti quando l’altro si trova in un momento di fragilità. 

Qualcuno allora chiederà: perché rischiare a questo punto? Anche qui, la risposta è semplice: perché, confessarsi, nel bene e nel male, ci fa sempre stare in pace.

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