Hans Tuzzi e le ultime avventure del commissario Melis

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«Ma cos’è questo nulla?», di Hans Tuzzi: siamo al capolinea di un grande storia iniziata ai tempi di Aldo Moro e terminata con l’avvento di Berlusconi. Una storia raccontata con l’aiuto del commissario Melis. Un personaggio che già ci manca.

«Che classe!», non ci sono altre parole per definire Hans Tuzzi. Erudizione mostruosa però mai ostentata, buttata là con nonchalance (come Van Basten: mai un tocco di palla in più). Visione della società-mondo ineccepibile praticata senza intenti pedagogici, lui dice la sua poi tocca al lettore farsi un’idea: non è un capopopolo ma un umile saggio pronto lui per primo a non prendersi sul serio (il Romario che si libera dell’avversario scherzandolo con gli occhi). Nella scrittura bravissimo ad un cambio di registri continuo frequentando l’allusione (è il Robi Baggio che mima un tiro-bomba eppoi partorisce un pallonetto). In poche parole: un grandissimo, meno conosciuto di quanto meriti. 

Con «Ma cos’è questo nulla?» Hans Tuzzi porta a compimento, e nella migliore delle modalità, la sua ciclopica impresa del raccontare Milano (ma anche l’Italia intera) nel periodo storico che va da Piazza Fontana fino al governo Berlusconi, ovvero gli ultimi complicati anni della fine della prima Repubblica. In 13 storie, 13 gialli, con il protagonista Norberto Melis, il sofisticato commissario alle prese con dei casi sempre legati all’attualità narrata. In questa sua ultima indagine, siamo nel 1994, l’eroe seriale ha quasi un piede nella agognata pensione, un bel sollievo considerati i «nuovi capi» tanto animati da foulard verdi … . Melis è ai margini, anche un po’ giù di corda per via della vedovanza, ma un vecchio caso irrisolto, un «cold case» riguardante una giovane donna assassinata anni prima, lo rimette in pista. Non a livello ufficiale, ora è una questione di coscienza: non gli vanno i conti lasciati in sospeso. L’inchiesta va ad intrufolarsi in una piccola realtà di paese veneto, un contesto di omertà quasi generalizzata e di pudori malcelati. Sotto la brace di questa società vi è poco di quieto vivere: intrallazzi, tradimenti, affari loschi e … persino una setta guidata da un sudamericano. «Qui, in questo Veneto barbaro, sì, ma non di muschi e nebbie come diceva Parise, il nonno aveva la bottega, il figlio ha messo su la fabbrichetta e il nipote pippa cocaina. Evadono le tasse, tutti, più o meno, ma Roma è ladrona, per loro!. O Padania o morte? No, prima della Padania vengono gli sghei, e la morte non è contemplata». 

Interessante e intrigante è la storia, ma quel che sempre affascina in Hans Tuzzi è, semplicemente, la scrittura. Raffica di citazioni, dalle più colte alle battute della gente comune, dal mondo musicale («Rossini nel 1813 scrive italiana, non toscana o napoletana o veneziana, con «L’italiana ad Algeri» quando politicamente l’Italia non c’era. E questi sognano di disfarla!») a quello poetico (Rilke: «chi non ha casa, non l’avrà»). Bob Dylan («Un brav’uomo, a perfezione della mediocrità») e Oscar Wilde («per un matrimonio felice ci vogliono più di due persone, e gli altri non sono i figli»). Il lettore si sorprende nel soffermarsi a pensare, con un sorriso. Come quando accenna al festival canoro più famoso d’Italia («Sanremo è il santo degli stupefacenti») e Niccolò Macchiavelli («Gli uomini dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio»). 

Caustico («I militari non sono di destra o di sinistra. Sono militari. Il che è peggio») ma non alieno alla battuta («i celti vivevano nelle caverne quando i romani erano già pederasti») lo scrittore dal nom de plume austroungarico (Hans Tuzzi arriva da Thomas Mann), a differenza di tanti suoi colleghi giallisti nulla concede alla spettacolarizzazione: in altre parole non viene minimamente scalfito dall’ipotesi di vedere un giorno il suo ex-poliziotto ed ex-questore in una serie televisiva. Ed il finale, non solo quello del romanzo ma dell’intera serie, lo sta a dimostrare Un calare il sipario davvero bello. Perché la parola fine scorre su tante cose: sul protagonista, sulle sue avventure, su di una classe sociale (la borghesia colta che dopo il trauma del terrorismo si è ritrovata confrontata con dei nuovi selvaggi, senza pudore né cultura), su di un’intera epoca. La Milano da bere non c’è più, e non è un male, ma da chi e cosa è stata sostituita? Grazie ad Hans Tuzzi per avercelo raccontato. Con intelligenza, tatto e cultura 

«Ma cos’è questo nulla?», 2022, di HANS TUZZI, ed. Bollati Boringhieri, pag. 190, Euro 15,00.

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