Ho vissuto quasi 50 anni da egoista

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Ho letto di un padre, uno dei tanti. Uno come me ovvio. Perché da padre empatizzi con un tizio che dalla finestra guardava i convogli russi, uno che non hai mai visto e hai simpatia per quella magrezza scavata dal dolore, per quella barba vecchia di giorni e stantia come il pane lasciato sul tavolo. Capisci quegli occhi acquosi che conosci bene, che sono quelli dei padri quando sono impotenti, quando hanno smesso di combattere

Lui è “Toli”, che sta per Anatoliy e guardava con la famiglia i convogli russi che passavano sotto casa, fino a quando una bomba ucraina non ha colpito la sua finestra. E qui la narrazione si fa dura e caotica, il figlio di fronte che gli ha fatto da scudo e aveva la testa aperta, la moglie senza una gamba e piena di sangue, la figlia piccola Kateryna con le schegge nel cranio. 

E pensi che lui si è salvato perché uno dei figli gli ha fatto involontariamente da riparo e sai che Toli si sarà chiesto diecimila volte perché non era lui davanti a suo figlio invece che il contrario.

Un terzo figlio, il maggiore, che si è salvato perché era andato nell’altra stanza a prendere le sigarette. Destino. E pensi che il fumo fa male ma stavolta no. 

Toly e mi immagino al suo posto, cerca disperatamente un passaggio per portare i suoi in ospedale, per portare in ospedale dei morti, ma lui non lo sa ancora. Immagino cosa voglia dire caricare quei corpi in auto e correre in una corsa che è quella più importante della tua vita mentre l’incubo ti mangia dentro. Immagino cosa voglia dire scegliere, chi portare per primo tra i tuoi figli e tua moglie:

“…ma non potevo scegliere, come si può?”

Racconta Toli a Repubblica in un’intervista. La piccola Kateryna ha un buco nella testa e 7 anni di vita alle spalle, forse nulla davanti, lui non lo sa. Per fortuna viene operata ed è viva. Toli e Kateryna sono ora in Italia. Toli vive per la sua piccola e lo capisco, cavoli se lo capisco. Immagino la nebbia della consapevolezza che cola come latte sul piano cucina e la voglia di annullarsi, ma non può per Kteryna, che dovrà ancora essere operata per toglierle le schegge dal cervello. 

Lo intervistano, gli domandano se tornerà in Ucraina:

“No, voglio ricostruire una vita qui, in Italia. Quello che mi è successo mi ha fatto capire la ragione per cui esisto in questo mondo. Ho vissuto quasi 50 anni da egoista. In Ucraina facevo il fabbro, ma ho sempre saputo che questo non era il lavoro della mia vita. Ora la mia missione sarà aiutare gli altri. Ho iniziato già qui, all’ospedale, con l’associazione, facendo l’interprete per le altre famiglie in fuga dalla guerra. Voglio essere il padre migliore del mondo per Katya. Voglio che studi e diventi una fiera cittadina del mondo”.

Stordisce questo gesto da padre, e tutto l’enorme orrore della guerra è stipato in questi due esseri come vestiti in una valigia, esseri che vogliono dimenticare tutto, la loro vita, i loro cari, la loro terra. Non voglio tornare mai più, ci raconta Toli il fabbro, che non è un egoista, lo sappiamo, ma ha scoperto suo malgrado il vero valore di un esistenza, che si sublima nell’amore per gli altri. La guerra non si merita la sua rabbia, il fuoco amico ucraino ha sterminato la sua famiglia ma non ha importanza. Sono tutti uguali, non c’è differenza, c’è solo la sua famiglia o quello che ne rimane.

È saggio Toli, tanto saggio. Come dovrebbe essere ogni bravo padre, quelli che ti mettono la mano sulla testa quando sei piccolino e quel gesto ti riempie di calore, perché sai che lui è lì, sempre e in ogni condizione, con la pioggia e con il sole, con gioia e la tristezza. Sai che ti farebbe scudo col suo corpo se arrivasse una granata e che se non ce la fa, passerà la vita a rimproverarselo, a rammaricarsi di essere vivo. 

Toli è un uomo saggio, lo era certo anche prima, ora la sua guerra è contro il dolore, contro la disperazione. Ma se uomini possono vincere questa guerra, sono quelli come Toli. Non è una guerra ucraina, è la guerra di tutto il mondo, di tutti i padri, che a volte non sono saggi come Toli.

E la piccola Kateryna di sette anni, se sopravviverà alle schegge, diventerà cittadina del mondo e avrà avuto la fortuna di un padre immenso come Anatoliy il fabbro.

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