I nazisti del battaglione Azov

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I nazisti del battaglione Azov esistono effettivamente. Sono inquadrati nella guardia nazionale ucraina, che a tutti gli effetti è equivalente a quella americana, ovvero una forza militare di riservisti. 

Una formazione composta principalmente da persone comuni che normalmente non sono in servizio e hanno altri lavori. Come nel nostro esercito di milizia, fanno periodiche esercitazioni annuali. Sono solitamente meno performanti di un esercito professionista.

L’errore madornale, e che stride con le moderne democrazie europee, è che in nessun Paese fondatore della Ue, sarebbe ammissibile avere un battaglione dichiarato di neonazisti nell’esercito. Purtroppo, la facile soluzione dopo il caos dovuto alle elezioni che videro la deposizione di Viktor Janukovyč , con la perdita della Crimea e al seguito di numerose diserzioni, fu rimpinguare l’esercito con gruppi paramilitari che sono fisiologicamente nazionalisti e di estrema destra. Al Battaglione Azov si affiancano l’A.S.N (Assemblea social nazionale) e i Patrioti d’Ucraina. 

Se a questo aggiungiamo (facendo un viaggetto nella storia) il collaborazionismo ucraino coi nazisti nella Seconda guerra mondiale, il quadro è effettivamente fosco. Avere un presidente ebreo, è una scusa un po’ debole a fronte di queste formazioni militari ufficiali che sono dichiaratamente neonaziste.

Non vedere nell’Azov, gli eredi delle formazioni dell’UPA (Esercito insurrezionale ucraino), è difficile. L’UPA, in diverse formazioni, con circa 250’000 uomini, contribuì con le einsazgruppen all’eliminazione di 1,6 milioni di ebrei sovietici.

Se però vogliamo essere onesti, e rimettere il campanile al centro del villaggio, durante la Seconda guerra mondiale, quasi tutti i paesi europei avevano contribuito alla formazione delle Schutzstaffel straniere. Danesi, fiamminghi, olandesi, italiani, francesi, bosniaci, serbi, rumeni, bielorussi, russi e tanti altri ebbero le loro formazioni di SS. Inoltre numerosi paesi collaborarono attivamente coi nazisti, come italiani e francesi, per assicurare il controllo del paese e l’epurazione degli ebrei. 

Illudersi che il nazismo appannaggio di un paese “cattivo” è pura ingenuità. Numerose sono le milizie o i gruppi neonazisti in tutta Europa. E numerose sono le formazioni nazionaliste o filonaziste russe e filorusse che combattono in Ucraina: Il Battaglione Sparta, l’Unità Nazionale Russa, l’Esercito Ortodosso Russo, il Battaglione Svarozich, Alba Ortodossa, la Legione di Santo Stefano, il Distaccamento Jovan Šević, l’Unione della Gioventù Euroasiatica, il Movimento Imperiale Russo, l’Unione Slava, il Movimento contro l’Immigrazione Illegale, il Battaglione Rusich, il Battaglione Ratibor. 

Molte di queste formazioni si richiamano proprio all’iconografia nazista o zarista e diverse hanno varianti della svastica nelle loro insegne. Tra loro troviamo estremisti cristiani ortodossi legati alla Chiesa, adoratori del dio slavo Svarog (dio del fuoco e del sole), formazioni comuniste e nostalgiche dello zar. 

Se poi vogliamo fare le pulci a Putin, la Russia accolse a San Pietroburgo (la città di Putin) nel 2015 (dopo l’invasione della Crimea) il primo forum delle forze nazionaliste europee e russe. In quell’occasione, le peggiori formazioni di estrema destra europee, da Alba dorata a Forza Nuova, al neonazista NPD tedesco,  espressero il loro sostegno a Vladimir Putin in quanto custode dei valori tradizionali cristiani, bianchi e anti gay. Già allora voci critiche evidenziavano la contraddizione dell’iniziativa con l’evocazione (anche qui)della minaccia “nazista” da parte di Putin per annettere la Crimea.

Un marasma spaventoso che ci fa capire quanto sia complessa e poco definibile la situazione. Dunque affibbiare agli ucraini la patente di “nazisti” è perlomeno un po’ semplicistico.

Ora dirò una cosa orribile e onesta: se questi si ammazzassero solo tra di loro, sarebbe un guadagno per l’Europa e l’umanità tutta. Purtroppo il patriottismo malato ed esasperato, inevitabilmente sfocia in queste derive che propugnano ideologie folli e distruttive.

L’unica cosa che conta, è che oggettivamente un paese sovrano si è visto invadere dal vicino. E non è stata un invasione dedicata all’eliminazione dei neonazisti, perché allora Putin avrebbe dovuto cominciare a farlo in casa sua. Per cui discutiamo, facciamo i tifosi per l’una o l’altra nazione, ma non usiamo il nazismo come scusa per un invasione. Questa non è la grande guerra patriottica e Zelensky non è Hitler. Putin è a tutti gli effetti un prevaricatore che sta provocando migliaia di morti in una guerra assurda e dolorosa come lo sono tutte.

Se io fossi Zelensky mi sarei arreso. La vita delle persone è molto più importante della Crimea e del Donbass, ma io non ragiono come un capo di Stato. E allora il massacro prosegue, tra nazisti e patrioti, tra vittime inconsapevoli e chi avrebbe voluto essere altrove. Morire in guerra è brutto, sempre, l’illusione dell’eroismo spesso si schianta contro un missile filo-guidato o con una granata termobarica e non c’è poesia in questo. Non c’è mai stata e mai ci sarà.

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