Il declino del Salvino

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Fino a un paio di anni fa, Matteo Salvini riusciva a fare venire l’ulcera a tutto il popolo di sinistra. Ogni volta che faceva qualcosa o rilasciava una dichiarazione, riusciva a mandare fuori dai gangheri mezzo arco parlamentare.

La sua spregiudicatezza e la sua mancanza di scrupoli, misti alla sua potenza social, lo facevano sembrare un catterpillar inarrestabile, come le ruspe che voleva mandare a sgomberare i campi Rom. Salvini era riuscito a gettare nello sconforto mezza Italia, per le sue politiche aggressive, politically incorrect e per le sue azioni al limite della legalità e che travalicavano la comune pietà umana. Due casi su tutti, la messa sotto accusa di Mimmo Lucano sindaco di Riace per le sue politiche di accoglienza e l’ordine di lasciare stazionare fuori dai porti le navi dei migranti Gregoretti e Open arms, in spregio alle leggi internazionali.

Ma il tempo passa per tutti, e un giullare è costretto a mantenere attento il suo pubblico. Complice il covid, lo smalto di Salvini ha cominciato ad appannarsi, aiutato anche da scelte sbagliate e azzardate. Il tentativo di prendere il potere in governo, l’esclusione del PPE a fine autunno 2020, l’impossibilità di rimanere al governo (come ora) e di stare all’opposizione lo hanno azzoppato.

Ecco perché le scelte odierne, risultano ridicole e patetiche, trascinandolo addirittura nel pantano della vergogna, come ieri in Polonia. Già era apparsa ridicola ai più la sua visita di fronte all’ambasciata Ucraina per depositare dei fiori. Una sceneggiata a solo suo uso e consumo, che ha fatto scrollare l testa a molti, memori della sua visita a Mosca con la maglietta di Putin, leader sempre osannato delle estreme destre italiane e dallo stesso Salvini.

Ma ieri si è raggiunto il picco dell’imbarazzo, con la visita di Salvini al confine polacco. Il leder leghista è stato svergognato dal sindaco della cittadina di confine Przemysl, che durante una conferenza stampa con un Salvini muto che fingeva di capire vagamente la lingua, estraeva una maglietta come quella indossata dal leader leghista nella sua visita in Russia e raffigurante il volto del presidente russo Putin. 

Il sindaco Wojciech Bakun ha ringraziato l’Italia per l’aiuto e poi, rivolgendosi a Salvini e mostrandogli la maglietta lo ha apostrofato: 

“Io non la ricevo, venga con me al confine a condannarlo”, riferendosi al leader russo.

Salvini si è immediatamente allontanato dalle telecamere, seguito dagli insulti di una parte dei giornalisti e fotografi presenti. Insomma, un segnale di declino agghiacciante. (guarda il video)

Matteo Salvini, che faceva tremare l’Europa insieme a Orban e compagnia, perseguendo i suoi deliri sovranisti e razzisti, è ormai ridotto l’ombra di se stesso, mostrando al paese ciò che è veramente: un guitto di periferia che per una serie di circostanze fortunate era arrivato a sfiorare il potere. Il declino del “capitano”, sembra ormai inarrestabile, con i meloniani di Fratelli d’Italia che ormai gli mordono i calcagni come un famelico branco di licaoni.

Questa figuraccia infame non sancisce magari la sua fine, ma lo ridicolizza in modo pesante e lo danneggia, nella sua immagine di tronfio cavalcatore delle situazioni più disparate.

La parabola calante del ducetto leghista sembra arrivata, se non al capolinea, poco distante. I proclami razzisti e le patetiche scenette religiose, sembrano ormai materia del passato. Il futuro non sappiamo cosa ci riservi, soprattutto nel marasma delle destre italiche, ma di certo sarà un futuro senza Salvini.

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