Il più grande cuoco d’Italia

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Chef Ruffi è ormai leggenda. In un mondo tormentato e quasi travolto da talk show alimentari, gare di cucina, quiz gastronomici e dove i cuochi e i pasticceri sono diventati le nuove star televisive, Ruffi si fa largo a gomitate facendoci perdere ogni fiducia nella logica e distruggendo ogni certezza alimentare avessimo creduto fosse ancorata alle nostre tradizioni.

Definito il peggior cuoco di’Italia, amato e detestato dal pubblico, l’identità dell’anonimo personaggio che devasta papille gustative di una delle nazioni più amanti della cucina è un mistero.

Spopola su Facebook e il suo canale YouTube ha la più che decorosa cifra di 11’000 iscritti.

Di lui si sa solo (e si percepisce dal dialetto) che è di origine campana e che lavora in un ristorante inglese, da cui registra i suoi video.

Io ho fatto la sua conoscenza con l’agghiacciante ricetta degli spaghetti bigMac, un piatto di pasta con una salsa fatta di bigMac (proprio l’omonimo panino) frullato. Un obbrobrio anche visivo che chiede vendetta al cielo. A mettere una pietra tombale sul piatto finale, crostini di pane, una grattata di limone “per il fresco”(come asserisce lo chef) e la paprica, che male non fa mai.

Chef Ruffi fa brandelli di tutto quello che avete imparato dai vari Cracco, Rugiati, o Cannavacciuolo. Per lui, l’utilizzo di pasta precotta, frutti di mare surgelati, ketchup, glutammato, olio e burro come se piovesse non sono un tabù. A dire il vero, se la cucina fosse pornografia, Chef Ruffi sarebbe quella sadomaso più spinta. 

Se siete sopravvissuti all’orrore degli spaghetti bigMac, avete la tempra degli spartani delle Termopili e potete affrontare la frittata coi würstel (vruster, come li chiama lui), senza però illudervi che sia una semplice frittata. La ricetta è in realtà un vero atto di pirateria gastronomica, una performance tra l’artistico e il provocatorio che non sfigurerebbe in una mostra accanto a foto di Mapplethorpe e alla celebre merda d’artista di Piero Manzoni. 

La cosa straniante è che non si riesce a capire se Chef Ruffi finge ed è un troll o se ha incominciato seriamente e poi si è lasciato prendere la mano. Di sicuro si è scavato una nicchia tra buontemponi che lo osannano come nuovo vate della cucina e detrattori inorriditi che lo insultano e lo minacciano pronti a versare tra pentole e fornelli il suo sangue sull’altare della patria. In un’intervista del blogger Kudos, Chef Ruffi asserisce di essere un professionista del settore e di voler soltanto farsi voler bene.

“Per me la cucina stellata è tutto un falso, dicono che io spreco, ma il mio cibo viene mangiato”

Risponde a precisa domanda sui suoi colleghi più blasonati il Ruffi, e prosegue:

“Penso di trasformare la vecchia cucina e di portarla i grandi livelli del MacDonald” 

chiosa lapidario chef Ruffi, con questa frase da brividi. Un “j’accuse” esce di getto verso la fine dell’intervista, quando Ruffi svela il complotto che si cela dietro ai suoi haters:

“mi criticano perché sono gelosi. Penso che dietro le malelingue ci sia un gruppo di chef stellati che hanno paura che io rivoluzioni la cucina e che perdino il loro successo. Loro vogliono farmi passare per un troll!”.

Per concludere e dare il colpo finale ai superstiti che ancora riescono a leggere senza sanguinare dalle orecchie, vi presento la polenta di Chef Ruffi fatta con i fonzies frullati. Perché sappiatelo, i segreti del maestro sono frullare tutto e ovunque mettere olio d’oliva e glutammato. 

Et voilà. Alla faccia degli chef stellati invidiosi, fatevi anche voi una bella porzione di polenta coi fonzies. Il terribile dubbio che però a me rimane è che chef Ruffi in realtà non finga poi più di quel tanto…

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