Il potere dei consumatori

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Sono bastati pochi giorni e le minacce di un boicotto globale di McDonald’s per far correre immediatamente ai ripari la multinazionale dei panini a buon mercato. 70 milioni di clienti in più di 100 paesi del mondo. Un giro d’affari di più di 23 miliardi di dollari con utili intorno ai 7 miliardi e mezzo per il 2021. più di 800 punti vendita in Russia. Queste sono le cifre che riguardano il colosso del fast food più famoso del mondo.

Un brand che insieme a Coca cola non aveva sospeso o abbandonato le sue attività in Russia. Ma si sa, pecunia non olet e i russi mangiano hamburger ormai come gli americani, nella più grande sconfitta dell’unione sovietica dopo il crollo del muro di Berlino. Il colosso dell’alimentazione infatti rappresenta al meglio l’antitesi di quei valori per cui la gloriosa armata rossa vinse la rivoluzione e attuò la grande guerra patriottica cacciando i nazisti dal suolo patrio.

La cosa non poteva però passare inosservata. In questi giorni, numerosissimi marchi europei e americani avevano cessato le loro attività nel paese di Putin: Ikea, Dior, Prada, Levis, Netflix, Warner media…A rimanere a presidiare il fortino, tra i pochi, appunto McDonald’s. Uscire indenne da un comportamento del genere quando hai gli occhi di tutto il mondo puntati addosso non è facile. Ed è in effetti bastata la minaccia di cominciare a boicottare McDonald’s diffusa nei social del mondo intero, per convincere la multinazionale USA che il santo non valeva la candela, meglio abbandonare temporaneamente il mercato russo piuttosto che veder calare il fatturato globale. McDonald’s ha però garantito che per ora non licenzierà nessuno e che continuerà a retribuire i suoi 62mila dipendenti su suolo russo.

E siamo di nuovo di fronte, care amiche e amici, alla dimostrazione di quanto realmente può fare la volontà popolare solo attuando delle scelte commerciali semplicissime: se mi fai arrabbiare non compro più il tuo prodotto, d’altronde proprio questo è il libero mercato baby.

McDonald’s sbarcò in Russia, precisamente a Mosca, il 31 gennaio 1990. Il muro di Berlino crollava il 9 novembre 1989. Meno di tre mesi erano bastati alla multinazionale USA del cibo spazzatura per cominciare a colonizzare un nuovo paese e ad aprire il mercato delle polpette statunitensi nella terra dell’eterno nemico. Una forma di egemonia strisciante e immediata, foriera dei cambiamenti che vedevano allora il capitalismo come sistema vincente sullo scacchiere geopolitico mondiale.

Un capitalismo che oggi mostra tutti i suoi limiti nel liberismo e nella globalizzazione selvagge, che impongono ai paesi maggiore autarchia, controllo sociale e gestione delle politiche del lavoro.

Una botta seria per i russi, che in McDonald’s vedono probabilmente quel contatto col resto del mondo e quell’occidentalizzazione che da trent’anni hanno fatto breccia nell’ex terra degli zar. A contribuire al senso di isolamento, i blocchi di Netflix e delle maior come Warner productions (leggi qui sotto)

Sarà difficile stabilire l’effetto di queste che sembrano misure minori sulla vita della popolazione russa. Di certo c’è che i fruitori di prodotti occidentali, si troveranno in pochi giorni non solo a doverne fare a meno, ma a rendersi conto che un sistema di vita basato su certi “valori” sta scomparendo per farli regredire ai tempi isolazionisti della cortina di ferro. Non sarà una polpetta a far cadere Putin o a fermare l’esercito, ma di certo i russi cominciano a porsi delle domande.

Più che la mancanza di carne macinata, sarà lo stigma sociale a corrodere le certezze russe, che nel frattempo dovranno tornare a sorbire borsch e vodka.

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