Il Sud ci guarda

Pubblicità

Di

In poco meno di un mese, l’Europa ha accolto e assorbito oltre due milioni di rifugiati ucraini, in fuga dall’invasione russa. Nel 2015, durante quella che è conosciuta come “crisi dei migranti”, i governi europei sembravano del tutto incapaci di accogliere poco più di un milione di rifugiati siriani, con tanto di politici eletti che parlavano di mandare la marina ad affondare i barconi. 

Queste sono cose di cui ci si rende conto. Al di fuori della nostra bolla mediatica occidentale, ci sono sei miliardi di persone che vivono nel cosiddetto “sud globale”. Africa, Sudamerica, Asia. Persone che spesso dimentichiamo, ma che esistono e vedono.

Vedere cosa? L’ipocrisia del mondo occidentale. La differenza di trattamento per ucraini e siriani (o eritrei, o senegalesi…) è stata palese a tutto il mondo. Ovvio, accogliere gente che scappa da una guerra è sempre giusto e in cuor mio non voglio accusare nessuno di essere “troppo gentile”. Quello che voglio fare è mettere in guardia verso la percezione sempre meno lusinghiera che il resto del mondo ha del “nucleo” Europa occidentale + nord America.

Se tutto quello che abbiamo fatto è accogliere rifugiati e sanzionare la Russia, perché mai la nostra immagine dovrebbe risentirne? Presto detto: perché sotto molti aspetti, il modo in cui l’occidente sta gestendo la crisi dà preziosi indizi sulla considerazione che esso ha del resto del pianeta e della sua sovranità.

Un esempio sono le aggressive politiche nei confronti di chi non ha deciso di adottare misure punitive contro la Russia. Chi per ragioni politiche, chi per ragioni pragmatiche, una maggioranza dei paesi del mondo (tra cui Cina e India, che da soli già fanno un terzo della popolazione mondiale) non hanno condannato la Russia. Per dirne una, l’India fa ampio affidamento sugli import di carburanti dalla Russia, e la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha già fatto sapere che l’India “ai nostri occhi, rischia di trovarsi dal lato sbagliato della storia” nonché minacciato sanzioni anche all’India stessa. Questo tipo di pressioni per allinearsi alla politica estera di Washington non sono ben viste dalle economie del mondo emergente, per ovvie ragioni.

Un altro esempio è relativo alle compagnie digitali. Facebook, Google, così via. Queste aziende, che hanno sempre sfoggiato la loro indipendenza e si sono spesso fatte paladine della libertà di parola, hanno rapidamente obbedito agli ordini di abbandonare completamente il mercato russo. Una cosa simile è successa con il sistema SWIFT, che regola le transazioni bancarie a livello globale. Per molte nazioni è diventato rapidamente palese come queste strutture internazionali possano essere usate per punire e fare pressione. La giornalista cinese Li Jingjing riassume dicendo “ecco perché la Cina ha il suo internet, i suoi social media, i suoi sistemi di scambio bancario. O gestisci queste cose in autonomia, o sei alla mercé di chi ha creato i sistemi che usi”.

Potremmo continuare menzionando il fatto che, avendo sanzionato la Russia, Joe Biden si è rivolto proprio al buon vecchio Venezuela per comprare petrolio. Un paese che, ricordiamo, fino a un mese fa era considerato “stato canaglia” dal governo USA – che aveva anche provato a gettare il paese nel caos riconoscendo il sedicente presidente ad interim Juan Guaidò. Questo rapido cambio di vedute nei confronti del Venezuela non suggerisce una politica estera razionale o basata su valori e principi ideologici solidi. 

Gli effetti di queste figuracce sono già in moto. Separatamente, India e Cina stanno già lavorando con la Russia al fine di stabilire un sistema di scambio basato sul rublo e sullo yuan digitale, in modo da evadere le sanzioni imposte al paese più vasto sulla terra. 

Questa è una crisi seria, e dopo decenni di egemonia il mondo guarda a NATO e UE per risolvere la situazione. E tra foraggiamento di armi e scivoloni diplomatici simili, non è che sia un bello spettacolo.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!