Il testamento di Himmler

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La compravendita di memorabilia e manufatti connessi alla Seconda guerra mondiale non è nulla di nuovo. Il buon Roger Etter ne sa qualcosa. Fa tuttavia discutere un lotto recentemente venduto all’asta di Tamworth: le ultime parole scritte del famigerato comandante delle SS Heinrich Himmler. 

Queste parole, raccolte dal soldato inglese che arrestò Himmler, non sono altro che la frase “Ich soll das Reinigungsgerät mitnehmen” ripetuta molte volte, che si traduce in “devo portare il mio kit per la pulizia del fucile”. Un compratore anonimo si è aggiudicato il pezzo di carta per circa 7000 sterline – in omaggio, una borsa di seta in cui il capo delle SS teneva i suoi prodotti per la toeletta. 

Ma chi era Himmler? Alcuni lo definiscono come un semplice segretario, altri come uno degli uomini più malvagi che abbiano mai calcato questa terra. Entrambe le cose sono vere.

Himmler nasce come allevatore di polli. È un bambino e poi un giovane uomo bruttino, con il mento sfuggente, occhiali spessi e una costituzione esile. Afflitto da un pesante complesso di inferiorità, viene distrutto dalla mancata possibilità di combattere nella Prima guerra mondiale; credeva infatti che essere un soldato gli avrebbe fatto acquisire quella virilità e rispetto che tanto gli mancavano.

Uomo dalle spiccate capacità organizzative e dalla retorica infiammata da rancore e amarezza, Himmler trova presto spazio nel giovane NSDAP, diventando in breve tempo un favorito di Hitler. 

Le divise, le marce e tutto quel fare militarista tipico del partito nazista hanno un forte effetto su Himmler, che vede nel partito una possibilità di essere forte, di prevaricare e di piegare la gente al suo volere. In altre parole, gli permette di essere un soldato. È tra i partecipanti del fallimentare putsch di monaco, è l’uomo che tiene in mano la famosa Blutfahne, lo stendardo nazista macchiato dal sangue di uno dei militanti uccisi durante il tentativo di putsch. 

Mentre il partito cresce, ad Himmler vengono affidate sempre più responsabilità, che è molto bravo a delegare. Diventa in breve tempo un pezzo importantissimo della macchina politica nazista, finché non gli viene dato il permesso di formare le temibili SS. Nella sua mente, le SS sono una sorta di ordine cavalleresco pan-germanico, una fratellanza tra popoli nordici al di fuori di stato e politica. Le formazioni SS, sul finire della guerra andranno a contare oltre un milione di uomini in armi e centinaia di migliaia di persone tra guardie di campo, polizia, divisioni mediche, di ricerca e così via. Le Schutzstaffel si macchieranno dei peggiori crimini della guerra, spronati proprio da Himmler e dalla sua bacata ideologia – ancora più esoterica e razzista rispetto a quella di Hitler. 

Ma la storia di Himmler è quella di tanti “poverini” che si sono fatti influenzare e rapire dalla destra radicale. Himmler è fondamentalmente un codardo, un ometto. Al Putsch di Monaco tiene la bandiera ma scappa appena si inizia a sparare, quando visita Auschwitz per la prima volta è costretto più volte al vomito e non riesce neanche a concludere la visita. Sul finire della guerra, tenta di fuggire travestendosi da civile. Un uomo che parla molto ma fa poco, un uomo che amministra e lascia che siano gli altri a fare il lavoro sporco. 

Insomma, non proprio un bel personaggio. E su questo sono basate le polemiche relative alla notizia in questione. Diverse personalità e associazioni hanno avanzato dubbi sull’eticità di vendere all’asta cimeli nazisti, specie se così strettamente legati a una delle principali menti della macchina da genocidio tedesca. Non mi piace dover riportare in causa l’ex politico UDC Roger Etter, ma per essere chiari questo tipo di cimeli finiscono nelle case di gente del genere. In generale, vi sono dubbi su quanto sia giusto monetizzare la fascinazione che le persone hanno per il male più assoluto. 

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