La fine dei sovranisti?

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Io sono un serio fautore che ogni disgrazia porta in seno qualcosa di buono. La guerra in Ucraina non fa eccezione. Anzi, di cose buone ce ne sono diverse, ma concentriamoci su una in particolare.

Sia chiaro che questo non sminuisce la tragedia. Il fatto che ci siano degli aspetti positivi, non cancella il disastro umanitario che sta portando milioni di profughi in Europa.

Rimane però incontrovertibile il fatto che un serio cambiamento nell’assetto politico europeo, questa guerra lo porterà certamente.

Non so se ricordate, solo qualche anno fa la narrazione anti europeista era un mantra: Salvini, Le Pen, Orban, cavalcavano il classico malcontento qualunquista pilotandolo come una locomotiva suicida contro la vituperata UE. E mettiamoci per buona misura pure i nostri Udc e i “fratellin i leghisti”, come li chiama Lorenzo Erroi su La regione Ticino.

Ora le cose sono cambiate, e i sovranisti di destra, quelli tutti pro Putin (perché Putin è uno fuori dall’Europa, e guardate che bravo statista che è…) e contro per principio più che per convinzione, all’Unione europea, sono non solo in affanno, ma decisamente ridotti male. 

Potrei sbagliarmi, ma l’impressione che l’era del sovranismo sia in dirittura d’arrivo e che abbia ormai fatto il suo tempo è forte. Diversi segnali corroborano questa nemmeno difficile analisi:

1) L’Europa degli ultimi due anni è quella che ha stanziato cifre mirabolanti per aiuto a ai paesi in crisi da Covid. Nessuno ci credeva, ma in molti sono stati zitti quando i miliardi sono cominciati a girare. Stessa cosa per il green new deal, la vituperata UE ha messo in campo decine di miliardi nell’arco di anni per dare una svolta energetica. A guadagnarci aziende, piccoli imprenditori, economia eccetera. Dunque, chi lamentava di dovere sempre dare soldi alla UE senza avere nulla in cambio ha dovuto tacere.

2) Macron che scemo non è, ha capito subito la difficoltà dei putiniani (come Marine Le Pen) e ne ha approfittato. Tra tutti, oggettivamente sembra uno dei leader più decisi contro i russi e più presenti nel dialogo e nei tentativi di distensione. Via la Merkel, Macron ha occupato il vuoto del leader forte europeo. E Marine ha dovuto ritirare in fretta e furia un opuscolo elettorale in cui era raffigurata con Putin. Il 10 aprile ci saranno in Francia le presidenziali, indovinate chi voteranno i francesi? Il leader di cui andare fieri perché rappresenta la grandeur francese ed è un interlocutore nerboruto e deciso contro i russi o la leccapiedi di Putin? Una cena a casa mia se perdo per tutti quelli che scommettono il contrario. 

3) Matteo Salvini ha fatto forse la figura più infame della sua vita, quando recatosi in Polonia alla conferenza stampa, un sindaco di confine ha tirato fuori la maglietta di Putin che il leader leghista indossava nella sua gita a Mosca. (leggi qui sotto)

tremendo imbarazzo per la lega e crollo ulteriore di un leader agonizzante. Fratelli d’Italia farà le scarpe al carroccio, è chiaro, ma pur essendo di destra gli amici di Meloni non sono così ferocemente antieuropeisti.

4) Orban, il leader Ungherese, frontman dei Visegrad, sembra uno scolaretto ubbidiente. Troppo fresco è per ungheresi e cechi il ricordo dei carri armati russi che hanno violato, nei decenni passati, le piazze di Praga o Budapest. Un altro sovranista azzoppato, che si ritrova a guardare umilmente a quell’Europa con cui fino a ieri faceva la voce grossa. Ed è garantito che finita questa crisi, il potere contrattuale di Orban sarà fortemente ridimensionato.

5) L’Europa si è compattata come non aveva mai fatto, facendo capire a chi la osteggia, che il prezzo da pagare è alto. Lo ha capito Putin, lo hanno capito i Visegrad, lo hanno capito tutti. Soprattutto hanno capito da quale parte conviene stare, se si cercano stabilità e collaborazione.

Questi segnali, queste azioni, ci raccontano di un Europa stabile, coesa, non più attenta solo al commercio ma anche ai propri cittadini. Senza voler essere assolutista, è ovvio che questi cambiamenti storici portano anche a un cambiamento di pensiero di chi in Europa ci vive. La confederazione di stati europei, sta facendo il suo viaggio faticoso e anche doloroso per diventare un interlocutore mondiale. Per fare questo bisogna capire che i paesi e le persone vanno aiutati quanto più possibile, che questo passa attraverso un cambiamento epocale energetico e verde, di rispetto per il territorio in cui si vive, un territorio al cui centro c’è l’uomo nel senso più illuminista del termine. Insomma, questo secolo, rischia fortemente di diventare un nuovo periodo di umanesimo, come quello rinascimentale. L’alternativa è il polverone sanguinolento che ci propone Putin, e non sono in molti a volerlo, nemmeno in Russia.

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