La guerra del grano

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Com’è sempre successo, allo scoppio di ogni nuova guerra, puntualmente anche stavolta abbiamo assistito all’assalto dei generi di prima necessità. Con scorte di farina, olio e pasta. Proprio come all’inizio del Covid ci siamo ritrovati con gli scaffali vuoti e i supermercati che hanno iniziato a razionare la vendita di alcuni prodotti. Intanto i prezzi di grano, gas e benzina sono schizzati alle stelle. A tre settimane dal suo inizio, quale sarà il reale impatto della guerra in Ucraina, è ancora tutto da capire. L’Ucraina però era considerata il granaio d’Europa. Lo sarà ancora? 

Nelle ultime settimane il conflitto tra Russia e Ucraina ha alimentato un clima da emergenza soprattutto per l’approvvigionamento di materie prime alimentari come grano, mais, semi di girasole e soia. Ma la crisi ucraina è solo l’ultima crisi in ordine di tempo che si somma – nell’ordine – all’emergenza climatica, alla pandemia e alla crisi energetica già in atto da tempo. Tutti elementi che hanno inciso sul mercato agroindustriale e sui prezzi. Perciò non si tratta esattamente di un fulmine a ciel sereno, malgrado l’Ucraina copra tra il 12% e il 16% delle esportazioni internazionali di grano e mais, e addirittura l’80%, insieme alla Russia, per quanto riguarda l’olio di semi di girasole.

Intanto viste le ripercussioni che la guerra potrebbe avere c’è chi rispolvera il concetto di sovranità alimentare. Sta succedendo in tutti i Paesi europei. Eppure la crisi attuale è legata ad un modello produttivo che ormai non funziona più e che ha contribuito all’emergenza climatica. Ad aver fatto aumentare i prezzi di grano e altre materie prime ci sono la siccità e le inondazioni più che la guerra in Ucraina. Grano, mais e altre materie prime sono quotate in borsa e quindi soggette alle isterie e agli umorali saliscendi della finanza mondiale.

Ecco perché, tra le cause dei recenti aumenti, c’è anche la speculazione. È uno dei fattori da tenere presente per spiegare l’aumento dei prezzi. Un aumento che dovrebbe suonare come un campanello d’allarme e spingerci a immaginare processi produttivi e un’economia diversi. Che siano finalmente sostenibili. Quello che stiamo vivendo dovrebbe portarci a rivedere i nostri modelli produttivi. Purtroppo però gli scenari che si prospettano per l’immediato futuro sono ben altri. L’Ucraina produceva 6 tonnellate di semi di soia l’anno, che veniva esportata in Europa, in particolare soia ogm free. La soia, le piantagioni di soia sono una delle principali materie prime legate alla deforestazione.

La guerra che si sta combattendo è diventata rapidamente una guerra ambientale. I paesi europei probabilmente ripiegheranno sul carbone pur di avere l’energia di cui hanno bisogno. Mandando all’aria tutti i buoni propositi e i piani per una rapida decarbonizzazione, così come il bisogno di soia probabilmente si tradurrà con una maggiore deforestazione.  Nei primi mesi del 2022 la deforestazione dell’Amazzonia brasiliana ha segnato un nuovo record. E la domanda globale di soia e di altre materie prime rischia solo di peggiorare la situazione. 

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