L’inverno che verrà

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Con l’arrivo della primavera finisce in soffitta un altro inverno. Un inverno anomalo. Mite e secco. Un anno così non s’era mai visto, almeno non dal 1864 in avanti. È infatti dal 1864 che si è iniziato a raccogliere con regolarità i dati metereologici sull’arco di tutto l’anno. Ce lo ha detto qualche settimana fa MeteoSvizzera, sottolineando come, a sud delle Alpi, nel corso dell’inverno appena passato si è registrata una temperatura media di 1,8 °C superiore alla media degli ultimi trent’anni. Un inverno siccitoso che deve farci soprattutto riflettere su come saranno gli inverni prossimi a venire e su quale futuro attende il turismo invernale nell’epoca della transizione ecologica.

Difficile predire il futuro. Soprattutto senza una palla di vetro. Però certe cose già sappiamo come andranno. L’ultimo inverno ne è un esempio. A dircelo ancor più chiaramente è il rapporto Nevediversa 2022. Il report che l’associazione ambientalista italiana Legambiente stila annualmente, proprio per riflettere su quanto sta accadendo a causa del surriscaldamento climatico. Nella gran parte delle nostre montagne, rispetto a ora, si stima che ci sarà un aumento di temperatura tra i 2 e i 3°C entro il 2050, e per la fine secolo un ulteriore riscaldamento che va dai 3 ai 7°C in funzione di quelle che saranno le nostre effettive emissioni di gas serra.

Nelle Alpi le temperature stanno crescendo a una velocità doppia rispetto alla media globale, e la neve caduta al suolo negli ultimi dieci anni ha subito una graduale e costante diminuzione. Le montagne e il turismo invernale così come li abbiamo conosciuti, molto presto non esisteranno più. È quanto ci aspetta dietro l’angolo. Gli effetti della crisi climatica li vediamo, li sperimentiamo sulla nostra pelle un pochino di più ogni giorno che passa. Il turismo montano legato allo sci, che ha avuto un ruolo trainante per l’economia di montagna, ha i giorni contati. E sono ancora troppi gli impianti che rimangono aperti solo grazie ad un “accanimento terapeutico”. Con la neve fatta in casa, cioè quella artificiale, sparata sulle piste pur di permetterci di sciare.

Ma il denaro pubblico non può più essere investito per tenere in vita artificialmente una realtà destinata a scomparire nel giro di qualche decennio. È tempo di cambiare pelle. Non so dirvi dove andremo, ma di sicuro so che dobbiamo andarci il prima possibile. Ed è questo il momento per dare un nuovo volto al turismo montano. Servono strategie e idee nuove che ci aiutino a fare l’unica cosa possibile adesso. Attutire il colpo sapendo a cosa andiamo incontro. La montagna resta comunque un patrimonio da salvaguardare. E da vivere. Ecco perché non sarebbe male tornare ad un turismo montano che sia finalmente a misura d’uomo. 

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