Lisa Bosia: facciamo due calcoli

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Chi meglio di Lisa Bosia può parlare di profughi e di accoglienza? Chi ha subito sulla propria pelle, non solo la gogna mediatica delle destre nostrane, ma anche tutto il dolore e la difficoltà di chi fugge da guerre e condizioni di vita inumane?

Di Lisa abbiamo parlato diffusamente anni fa, quando finì al centro di un turbine mediatico per aver aiutato dei profughi ad attraversare la Svizzera. L’opinione pubblica si spaccò tra chi riteneva giusto disobbedire a leggi inique e chi le seguiva pedissequamente ( e ipocritamente), chiedendo una punizione esemplare (leggi qui sotto).

Alla fine, il tutto si risolse con una condanna poco più che simbolica, visto che il tribunale in parte le riconobbe le motivazioni umanitarie alla base dell’agire. 

In questi giorni Lisa, ha giustamente ha evidenziato incongruenze e facilonerie, disparità di trattamento e una certa ingenuità nel gestire la questione profughi dall’Ucraina. In alcuni post ha parlato delle sue esperienze, spiegando le difficoltà sia nel mandare materiale per aiuti, sia nell’accogliere i profughi stessi, ma leggiamo ciò che scrive:

“Ho fatto due calcoli rapidi rapidi. 

Il sistema asilo svizzero è tarato per accogliere tra le 15’000 e le 20’000 domande di asilo all’anno. 

Dobbiamo aspettarci che nel 2022 saranno più che raddoppiate e in tempi molto rapidi: stimo che ad inizio aprile le domande di asilo dall’Ucraina saranno 3000 e poi continueranno a salire molto rapidamente. 

Stimo anche che la Polonia sarà costretta a chiudere le frontiere una volta che i profughi saranno due milioni perché semplicemente non ce la farà ad accoglierli tutti. A quel punto si aprirà la via di fuga attraverso Moldavia e Romania. 

Tornando alla Svizzera la chiave di ripartizione federale delle nuove domande di asilo è del 3.6% al Ticino e i posti attualmente disponibili presso la CR luganese sono 400. Mancano dunque almeno 800 posti letto (due centri di grandi dimensioni o 4 di medie dimensioni). 

Non è immaginabile, razionale e sensato che questa cosa venga demandata ai privati. Al momento chi arriva non ha diritto a nessun tipo di aiuto e non deve assoggettarsi alla Cassa Malati ma arriveranno persone bisognose di cura, in dialisi o con malattie gravi in corso. Chi pagherà queste spese? L’elettricità, la nafta degli appartanti di privati messi a disposizione? 

Chi fugge dalla guerra ha DIRITTO a un’accoglienza dignitosa in alloggi adeguati. 

Solo lo STATO può accollarsi questo compito. Si tratta di assumere dei professionisti dell’accoglienza e dell’asilo che sappiano cosa e come farlo. 

Ai cittadini invece l’opportunità di gestire gli spazi di socializzazione, gli aiuti puntuali, il volontariato.”

Lisa ha ragione. Chi fugge ha diritto di essere accolto, che sia Afghano o Ucraino, Siriano o Eritreo. Ed è anche vero che il Ticino, sotto l’Egida di Norman Gobbi, non è mai brillato per accoglienza, anzi. A questo aggiungiamo una confederazione elvetica che si riempie la bocca di questioni umanitarie ma è decisamente stitica quando c’è da accogliere qualcuno.

Organizzare al meglio e rapidamente il tipo di accoglienza è un compito non facile ma che va assolutamente fatto al più presto. Perché le parole sono belle, ma sono i fatti, la fatica e la volontà a fare la differenza. 

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