Meglio un proiettile del veleno

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La fucilazione è più umana. E forse è vero. Nel South Carolina, vista la difficoltà di reperire famaci per l’iniezione letale, si sono ripristinate, almeno sulla carta, le esecuzioni tramite fucilazione.

La morte è morte. È curioso come una società anestetizzata come la nostra, dove la pena di morte è effettivamente stata eliminata da quasi tutti i paesi occidentali, si preoccupi di che tipo di morte si commina a un condannato.

Come se una pallottola che ti attraversa il cranio fosse meno letale del veleno che scorre in vena.

Il South Carolina, uno degli stati USA più conservatori, si è ritrovato con un problema serio. Le aziende farmaceutiche che procuravano i cocktail letali, hanno deciso di boicottare gli USA, ovvero non esportano più, per motivi etici, le sostanze che venivano usate per uccidere i condannati a morte. Il ziklon B ci insegna che la gente non è propensa a volerti bene se con le tue sostanze chimiche, invece che aiutare la gente, la accoppi.

Anche perché nello stato del sud erano in vigore due metodi di esecuzione: la sedia elettrica e l’iniezione letale. Per ovvi motivi i detenuti nel braccio della morte, sceglievano la seconda opzione. A nessuno piace l’idea di ballare come un tarantolato tra scosse di 2000 volt. 

Il South Carolina, ha deciso così di tornare ai sani vecchi metodi, come la fucilazione. Che ci fa orrore in realtà, solo perché sparge sangue. È come il mattatoio. Oggi tutto deve essere gentile, pulito, senza sofferenza, ma la morte rimane morte e per assurdo, forse un proiettile nel cervello è più pietoso di lunghe agonie dovute al malfunzionamento dei cocktail di farmaci, come è già capitato.

Le autorità carcerarie hanno già varato i lavori di modifica per allestire una sala alla bisogna: Una sedia di metallo e un’apertura rettangolare a quattro metri dalla sedia, da cui i 3 sparatori (rigorosamente volontari) effettuano la condanna. Pensare a qualcuno che scientemente è disposto a uccidere qualcun altro a sangue freddo, anche se un criminale, però mi preoccupa alquanto.

È comunque dal 2011 che in South Carolina non si uccide nessuno e la tendenza è, anche negli USA, verso l’abolizione della pena di morte. Molti stati l’hanno abolita ed altri hanno in corso una moratoria, quelli che ancora la praticano sono 14 su 50 e in prevalenza stati del sud come il Texas e l’Alabama o stati del midwest profondo, come l’Oklahoma. 

Nonostante le centinaia di ricerche fatte negli Usa e anche dall’ONU (nel 1988), non esistono prove che confermino che l’essere a conoscenza della pena capitale possa avere un effetto deterrente sui criminali.

Inoltre si è notato che spesso negli stati abolizionisti, il tasso di omicidi scende rispetto a quelli con la pena di morte in vigore. Come al solito siamo di fronte a una pratica che non ha nessuna utilità sociale, se non quella di dare l’illusione del controllo e l’idea che la vendetta si il miglior viatico per una società più giusta. 

In Svizzera, la pena di morte, abolita è stata ancora applicata in tempo di guerra, soprattutto per le spie e i “traditori” (si parla comunque di 17 persone), dal 1999 è stata totalmente abolita dal Consiglio federale anche in caso di guerra. E il nostro cantone? 

Secondo il Codice penale ticinese della seconda metà dell’800, in Ticino, la pena di morte era prevista per diciotto reati, in cinque dei quali doveva essere «specialmente esemplare»: l’esempio consisteva nell’infilzare la testa del reo in un palo e così esporla fino al tramonto del sole, la pena di morte venne comunque abolita in Ticino nel 1871. A Lugano, l’ultima esecuzione alla Forca di San Martino (che non si chiama forca a caso) fu eseguita nel 1804. Anche lì il luogo strategico permetteva di esibire a chi passava dalla strada o dal lago il cadavere degli impiccati.

Insomma, altri tempi e altre sensibilità, dove una condanna a vita ai ferri era ritenuta una pena mite.

Rimane la realtà, che mettere a morte qualcuno non solo è disumano, ma anche inutile. Se lo scopo è avere meno reati possibile, il lavoro serio va fatto con criminologi, polizia, psicologi e politica, non certo a suon di pallottole. 

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