Paolo Sollier racconta i calci e gli sputi del mondo del pallone

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Un libro «storico», almeno per il mondo del pallone, ora ristampato. I calci e sputi di Paolo Sollier, calciatore atipico, anarchico e …  . 

Un libro che, quando stampato, fece scalpore. Si era nel 1976 e per la prima volta il mondo ovattato (e sporco) del calcio di massima serie italiana, veniva descritto “dal di dentro”. Un calciatore, Paolo Sollier, già etichettato dalla cronaca come ribelle, si mette a descrivere questa dorata prigione cui erano costretti i giocatori di pallone. Allora (ma anche adesso eh), erano viziati e maltrattati, eroi sui campi ma idioti incapaci di scegliere il film del sabato pomeriggio, quando il ritiro (una sorta di collegio organizzato prima della partita) prevedeva questa attività. Erano professionisti che, a fine anno, potevano essere venduti senza possibilità di rifiuto al cosiddetto “mercato” neanche fossero vacche. Certo, venivano pagati bene, non benissimo come negli anni successivi, però la situazione era questa: ottima notorietà ma soldatini ligi fino all’inverosimile. Bosman, anni e anni dopo, con la sua ribellione “legale” ribalterà tutto. Ma nel 1976 era così.

Paolo Sollier, giocatore nemmeno troppo bravo (i problemi con i fondamentali del calcio li ha sempre avuti, e confessati: uno stop per lui era sempre un’emozione), ha raggiunto la Serie A con la “squadra sorpresa” del Perugia. Con un look anticonformista per il pallone italiano ma normale per la società (barba e capelli lunghi) l’attaccante perugino ha subito acceso le attenzioni dei media, ai tempi occupati con articolesse pettegole quando abbandonavano la cronaca agonistica. Sorpresa fra le sorprese Sollier non era solo “strambo” ma addirittura frequentava circoli politici dell’estrema sinistra, “più in là del PCI”. Si presentava con “Lotta continua” sottobraccio e viveva in una comunità. Assurdo per un microcosmo di bravi soldatini abituati al silenzio, a farsi la guerra per il posto in squadra e ad ingraziarsi i giornalisti più malleabili, poi in partita gomitate, fallacci e sputi in faccia. 

Una vera scossa, non diciamo rivoluzione. Quando poi Gianni Mura, uno dei più attenti quanto bravi giornalisti sportivi della vicina Penisola, titolò una sua intervista al ribelle con “Ho visto Paolo Sollier salutare con il pugno chiuso”, allora è scoppiato il finimondo. Curve, solitamente in mano alla destra, con i fischi pronti ed i cori dichiaratamente fascisti. Imbarazzo e prese di distanza da parte di compagni di squadra, posizioni ufficiali del club. Per dirla con Paolo Conte “si sbagliava da professionisti”. Certo era un altro mondo, sia nel calcio che fuori. Ogni settimana la cronaca narrava di un qualche studente ucciso nelle manifestazioni, le fasce estreme cercavano lo scontro quotidiano. A questo aspetto sono riservate un bel po’ di pagine del libro di questa settimana.

Se restiamo al mondo del pallone i fatti narrati da Sollier suonano veramente lontani, per certi versi assurdi. Però era così. E’ un po’ come andare a dire oggi ad una ragazza che cinquant’anni fa le donne “dovevano settimanalmente lustrare le scarpe di tutta la famiglia”. Ci siamo passati anche noi in Ticino, inutile far finta di niente. E così era il mondo del calcio: giri del campo dopo giri del campo, senza mai vedere né toccare un pallone. Poi magari proibizione di bere acqua (assurdità!), e altre amenità. Anche per questi motivi la casa editrice Mimeis ha fatto bene a ripubblicare questo testo, 46 anni dopo. Pur con i limiti della scrittura di Sollier: claudicante, scorrevole come i suoi stop,  a tratti persino confusa. Erano comunque altri tempi: per dirla con Recami “quando non si capiva un testo la colpa era di chi leggeva” (sic!). Perlomeno, ed è una denuncia indiretta, il libro è stato scritto proprio da lui, senza gli aiutini di qualche giornalista compiacente, aduso ad infiocchettare la narrazione. Come si fa oggi, basta dare un’occhiata alle recenti pubblicazioni firmate Ibrahimovic, Messi e Djokovic. Pubblicità, nient’altro che pubblicità. 

«Calci e sputi e colpi di testa» ha aperto gli occhi su di un altro mondo possibile. Ha affinato coscienze, aprendo la visuale su aspetti fino ad allora ritenuti inconcepibili (diritto decisivo di parola sui trasferimenti, possibilità di gestione della propria immagine, sindacalizzazione del settore, ecc…). La storia dirà poi che da questo cambiamento sono nate altre micidiali storture, si pensi all’ingombrante quanto assurda importanza presa dai procuratori, però restiamo al 1976, a questo libretto che ha segnato un margine indelebile.

«Calci e sputi e colpi di testa», 1976, di PAOLO SOLLIER, ed. Mimesis, pag. 118, Euro 12,00.

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