Per De Giovanni il cuore…è un’equazione

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Maurizio De Giovanni in un romanzo lontano da Napoli e dal genere «giallo»: ci riuscirà? La risposta è sì, senza indugi. Bello e interessante «L’equazione del cuore», piacerà a tutti. Di più: ai matematici. 

Un vecchio e un bambino … no, qui non si prendon per mano. Guccini non abita le prime pagine del nuovo bel romanzo di Maurizio De Giovanni. Nonno e nipote, per dieci giorni l’anno, condividono momenti di pesca. Il bimbo stravede per il nonno, non vede l’ora di obbedire alle sue indicazioni-ordini in riva al mare. L’anziano, da parte sua, sembra disanimato, rinchiuso in una sorta di autismo volontario: la scomparsa della moglie, la pensione ed il ritiro sull’isola deserta l’hanno reso quasi arido. Nostalgico, malinconico, i suoi pensieri sono tutti per quel cosmo da lui insegnato: quello della matematica. Per lui un sorriso è «sforzo inutile», ogni fatto o gesto vanno ricondotti ad una formula aritmetica: è quello il suo esclusivo mondo. E fa niente se il bimbo ogni tanto gli deve ricordare di essere «Francesco Petrini detto Checco: tuo nipote»,

L’inizio de «L’equazione del cuore» è potente. Quasi ai livelli di uno dei romanzi più belli mai letti: «Scarpe italiane» di Henning Mankell (un altro giallista cimentatosi fuori dal genere). 

Dopo questa mise en scene la narrazione ha un brusco colpo di scena: un incidente stradale recide la famiglia. La madre del bambino, vale a dire l’unica figlia del vecchio, muore sul colpo con suo marito, mentre Checco rimane sospeso in quella sottile linea di separazione tra la vita e la morte: è in coma, praticamente tenuto a galla con macchinari. Il modo di andare avanti, una cifra dopo l’altra, di Giovanni Petrini (questo il vero nome del protagonista) viene stravolto: quale unico parente «deve» andare al nord, prendere le decisioni più difficili su Checco (tenerlo in vita ? a che prezzo?) e occuparsi di quello che la famiglia della figlia ha lasciato. In pratica un impero, un’industria che da sola regge le sorti dell’intera comunità. Il cambiamento per il vecchio è totale e totalizzante. Non c’è solo un trasferimento in una località che ha una modalità di vita a lui completamente estranea: deve anche affrontare domande laceranti, tessere rapporti umani a lui sconosciuti, cercare di capire, fare i conti con il «lato umano» dell’esistenza. Qui De Giovanni, mantenendo un livello di scrittura molto alto, è assai abile nel non cedere all’ambito a lui assai familiare, vale a dire all’aspetto indagatorio. Ne «L’equazione del cuore» l’indagine è con il proprio io profondo, è conquistare con i numeri la tragica realtà: «perché ciò che ti insegna la matematica è che si deve andare sempre in fondo, e ogni valore ha il peso che ha, né un millesimo di più né un millesimo di meno».  Sono pagine intense, di scoperta emotiva, di errori, e conclusioni da mettere subito in discussione. Un percorso fatto di inciampi e ripartenze, di scontro incontro e fusione tra la fredda scienza e la calda umanità. Due particelle quando si incontrano, anche se solo casualmente, si condizionano l’un l’altra, magari con tempistiche proprie. Siamo nella fisica quantistica, siamo al cuore di una narrazione nella quale una vita vissuta ma ancora vivente incontra un’esistenza acerba eppur già al capolinea. Davvero un gran bel romanzo.

E per De Giovanni, non dimentichiamolo si tratta del più grande autore di serie in Italia vi dicono nulla il nomi Ricciardi, Bastardi, Mina e Sara ?,è una prova del nove superata. Scrivere un romanzo lontano dal genere è in fondo sogno inconfessato da tutti i giallisti. Eppoi lontano da Napoli … . Bello, bello, bello «L’equazione del cuore».  Il vecchio e il bambino tornano a darsi la mano: nella stanza di rianimazione di un ospedale lontano.

«L’equazione del cuore», 2022, di MAURIZIO DE GIOVANNI, ed. Mondadori, 2022, pag. 242, Euro 19,00.

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