Permesso S disastro annunciato

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Leggo dell’intenzione del Consiglio Federale di attivare questo permesso della durata di un anno per gestire la crisi umanitaria imminente e dare accoglienza. 

Si tratta di un escamotage per scaricare, “sgravare” secondo le dichiarazioni ufficiali, l’onere dell’accoglienza sui cittadini e i rifugiati stessi e non rinforzare invece il sistema asilo (rivisto al ribasso e reso sempre di più difficile accesso negli ultimi quindici anni). 

Per iniziare non è chiaro chi pagherà la cassa malati, chi l’alloggio, chi darà loro il minimo vitale per vivere. Avranno diritto all’assistenza pubblica? Di che tipo? 

Come quella dei residenti e dei permessi B e Frif o come quella dei richiedenti asilo con permesso N e F (ammissione provvisoria) che è di circa la metà rispetto a quella dei residenti. 

Chi gestirà i contratti di affitto? Lo Stato o direttamente i contraenti? 

Ve la immaginate, con il mercato dell’alloggio attuale, un

Immobiliare che affitta a ucraini con permesso S che potrebbero decidere da un momento all’altro di andare in un altro stato? O di ospitare a loro volta parenti e amici in fuga? 

Chi gestirà e come le nascite di bambini e i ricongiungimenti famigliari? I documenti necessari, il rilascio dello Stato di famiglia? 

La distribuzione proporzionale sul territorio per evitare le concentrazioni nelle grandi città? 

Ora, un po’ come per la raccolta scriteriata di abiti lo dico chiaro: non c’è un’altra strada percorribile, razionale e sensata che non POTENZIARE IL SISTEMA DI ASILO. 

Tutto il resto genererà solo caos, confusione e disuguaglianze. 

Costa? Certo che costerà ma è essenziale che ci si prepari a un’accoglienza duratura e non improvvisata. Sarà una guerra lunga, casa per casa, non è razionale pensare che queste persone possano cavarsela da sè e trovare un lavoro rapidamente. 

Servono corsi di lingua, avviamento professionale e tutto quanto detto del post precedente.

Lisa Bosia

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