Pregate per la santa madre Russia

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La Chiesa ortodossa russa non è famosa per le sue aperture. Repressa dai soviet dopo la Rivoluzione, divenne fantoccio del potere in un mondo in cui veniva a malapena tollerata. Per questo ha imparato presto che per sopravvivere al meglio deve assecondare il despota di turno.

La fine del comunismo ha portato a una faticosa rinascita e oggi, in una Russia con al potere Putin, il patriarca Kirill, sposa la linea ufficiale di Stato e approva l’invasione dell’Ucraina. 

La Chiesa ortodossa è oggettivamente quanto di più retrogrado, pesante e conservatore ci sia. Legata a tradizioni arcaiche, a dogmi biblici, fa sembrare i cattolici degli illuminati. D’altronde ha sempre sposato istanze nazionaliste e spesso demenziali, come recentemente nella ex Jugoslavia, in Montenegro, dove la Chiesa ortodossa prese posizioni no-vax per avversare gli sforzi governativi e rinsavì solo dopo la morte per Covid del vescovo e del patriarca serbo. (leggi qui sotto)

Lo stesso vicario del patriarca russo in carica Kirill, il vescovo Porfirij, sosteneva che le nanoparticelle avrebbero preso il controllo delle persone e che i vaccini danneggiavano l’immagine di Dio.

Che la Chiesa ortodossa graviti comunque in quegli ambienti fascisti, sovranisti e nazionalisti in cui sguazzava anche Dugin, l’ex Rasputin di Putin, è un dato di fatto. (leggi qui sotto)

Ad essere assurda e vergognosa però, è la squallida motivazione del patriarca Kirill, secondo cui la guerra d’invasione russa in Ucraina è giusta perché chi è dall’altra parte, ovvero i paesi occidentali, permettono i gay pride. 

Detto semplicemente: come può avere ragione di fronte a Dio chi sostiene gli omosessuali? Tesi che, nella distorta mentalità ortodossa, rende più grave avere rapporti con lo stesso sesso che uccidere. Assassini sì, “froci” no.

Insomma, l’invasione dell’Ucraina sarebbe una specie di crociata a salvataggio di valori cristiani e a condanna di modi di vita peccaminosi, valori ormai disattesi da popolazioni barbare che indulgono nella sodomia e in altre pratiche che evidentemente Kirill ritiene peggiori dell’omicidio nei confronti di civili e di bambini.

Pensavamo che l’appoggio della Chiesa alle guerre fosse finita con la Seconda guerra mondiale, e in effetti, da tutto il mondo cristiano sono uscite parole di condanna, come peraltro ci si aspettava e ci si aspetta sempre. In questo, Papa Francesco è sempre stato chiaro: le guerre e le morti sono da condannare sempre, da qualunque parte vengano o da chiunque siano sostenute. Anche le chiese evangeliche non hanno mai avuto dubbi in tal senso, sia la Chiesa riformata italiana che quella svizzera hanno fermamente condannato il conflitto.

L’ipocrisia di Kirill invece, vicino all’attuale presidente Putin, ha raggiunto il suo picco nella scorsa omelia domenicale nella cattedrale del Cristo salvatore a Mosca, dove con un sermone circonvoluto e bizantino, ha sancito la colpevolezza dei peccatori occidentali che accolgono i gay pride sui loro territori. Una mentalità non solo vergognosa, ma profondamente triste, un pedissequo allineamento ad un invasione criminale, che non è giustificabile come non sono giustificabili le altre perpetrate da chiunque negli ultimi decenni.

Per rimanere al potere, Kirill sposa la linea putiniana, cosa che non gli risulta, vista la mentalità ortodossa, particolarmente faticosa. E gli omosessuali, che in Russia non sono ancora ben visti, pagano sulla loro pelle una recrudescenza legata alla guerra. (leggi qui sotto)

L’omofobia russa, veicolata dallo Stato, trova in questo caso un alleato logico nel patriarca, che è solo un altro triste tassello della repressione di Putin. Se siete credenti, pregate, ce n’è disperatamente bisogno nella Santa madre Russia. 

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