Smith, un oscar al marito e compagno

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Una scena che molti hanno all’inizio preso per una gag, si è invece rivelata reale, quando Will Smith, oscar come migliore attore in “Una famiglia vincente-King Richard”, ha colpito sul palco il comico Chris Rock.

L’attore, era in platea in attesa dei risultati della nomination mentre Chris Rock, prendeva in giro i vari presenti. Un copione abbastanza consolidato nella serata degli oscar. Tutto bene finché Rock non se l’è presa con la moglie di Smith, che oltretutto era presente in sala solo per accompagnare il marito, e non come attrice in gara.

Jiada Pinckett Smith, sedeva accanto al marito con la testa rasata, conseguenza dell’alopecia, una brutta patologia che provoca la caduta dei capelli e che la accompagna da tempo. Rock ha fatto una fesseria, grande, prendere in giro la Pinckett Smith a causa della sua testa rasata, chiedendole se intendeva girare il seguito del “Soldato Jane” , film con Demi Moore dove la protagonista, che entra nei Navy Seals, si rasa la testa come i compagni. (guarda il trailer)

Io, che di satira vivo, ho una regola. Puoi colpire un personaggio pubblico e ancora di più un politico. E mentirei se dicessi che non ho mai, con la mia satira, scherzato sull’aspetto delle persone. Mai però, sono stati colpiti familiari, parenti o persone che non c’entravano nulla. È un confine che se valicato, ci mette immediatamente, comici o no, dalla parte del torto. Ci mette dalla parte sbagliata soprattutto se ignoriamo il dolore di un percorso di malattia, se dileggiamo questo dolore senza rispetto. Entriamo nella parte del torto se, colpendo il difetto fisico di chi ci sta antipatico, colpiamo insieme e invariabilmente tutti coloro che quel problema lo condividono col bersaglio delle nostre celie.

E allora la reazione di Will, che abbiamo amato in molti film e che un oscar se lo merita tutto, anche se rovinato da questo accadimento, è solo la reazione naturale di un marito. La reazione di un compagno che sa quanto dolore ha accompagnato una patologia che rende menomati soprattutto psicologicamente, di un uomo che vede il dolore e il disagio sul volto della persona che ama e con cui ha condiviso un percorso difficile. Leggere questo come un gesto gratuito di violenza sarebbe sbagliato. Seppur censurabile, la violenza soprattutto in questi casi squalifica chi la pratica, il gesto di Smith che poi si è scusato è comprensibile.

Jiada ha fatto una scelta coraggiosa, ha manifestato la sua malattia quando molti preferiscono nasconderla. Poteva mettersi una parrucca ed evitare sguardi e commenti, ma ha preferito non farlo. Così facendo, poteva dare forza a molti che hanno il suo stesso problema; Rock, prendendola in giro, ha invece fatto tornare indietro l’orologio della comprensione e dei diritti di chi soffre, ha preso per il culo tutti quelli che vivono male il proprio aspetto, coloro che sono malati e a disagio. 

Politically correct non è solo una cosa fastidiosa, che ci impone parole e metodi ai quali non siamo abituati. È una nuova corrente che tiene conto del dolore e del disagio altrui, cercando di capire che una battuta per noi può essere una dolorosa scudisciata per qualcun altro. E se nella satira e nella comicità, dare staffilate è lecito e giusto, colpire chi non c’entra, chi non ha mezzi per difendersi e ha un palese disagio è semplicemente cattiveria.

Per lo stesso motivo la satira è giusto che colpisca chi è in una situazione di potere e non chi non ha modo di reagire.

Ecco perché la frase di Smith gridata dopo aver schiaffeggiato Rock “togliti il suo nome dalla tua fottuta bocca” è sacrosanta e giusta. E se dare schiaffi o pugni non è nella mia cultura, lo è difendere chi è in difficoltà e soprattutto chi amo. Per cui bravo Will, che per me è sempre il ragazzino de “Il Principe di Bel air” ma anche il padre e piazzista sfigato di “La ricerca della felicità”.

Le sue lacrime e le scuse all’Academy Awards e ai colleghi presenti testimoniano l’umanità e la sofferenza e non possono che suscitare solidarietà e comprensione. Forse però una frase su tutte, nelle sue scuse,  ci rivela molto di Smith e ci rende sincero il suo rimorso: “sono un lavoro in corso”. 

Perché se sei un lavoro in corso non hai smesso di evolvere, sbagli e cerchi di capire dai tuoi errori, cerchi di diventare una persona migliore. Se sei un lavoro in corso, la tua vita potrà solo essere più bella perché vedrai opportunità dove altri vedono problemi e insegnamenti dove altri sentono solo rabbia. 

Forse un oscar rovinato e perso per Will attore, ma un oscar vinto per Will uomo e compagno.

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