Yemen, il conflitto dimenticato

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Nello Yemen l’escalation di violenze registrate dallo scorso gennaio hanno raggiunto livelli allarmanti. Un raid aereo della coalizione a guida saudita ha colpito la prigione a Saad provocando 91 vittime e 226 feriti; il peggiore atto di crudeltà nei confronti dei civili degli ultimi tre anni.

Nelle settimane precedenti attacchi aerei e missilistici avevano colpito ospedali, infrastrutture di telecomunicazione, aeroporti, una centrale idrica e una scuola. Al contempo si registrava una recrudescenza di violenze da parte dei ribelli Houti che, con razzi e droni, avevano causato vittime civili e danni infrastrutturali agli Emirati Arabi Uniti e all’Arabia Saudita.

Dall’inizio del 2022 oltre 20 mila persone si sono date alla fuga, strette tra i morsi della fame e il dramma di un conflitto dimenticato ma violentissimo.

La guerra civile nello Yemen ha radici nella primavera araba, quando una rivolta costrinse il presidente di lunga data, Ali Abdallah Saleh, a cedere il potere al suo vice Mansour Hadi. Da quel momento in poi la situazione è precipitata, complice una crescente insicurezza alimentare e una crisi economica dilagante.

Nel 2014 gli sciiti Houthi presero il controllo della Saad – Nord Ovest – costringendo Hadi all’esilio. Nel marzo 2015 Riyadh, a capo di una coalizione di nazioni arabe sostenute a livello internazionale, entro’ in campo contro gli Houthi, sciiti zaiditi sostenuti dall’Iran.

Negli ultimi sette anni questo conflitto ha provocato 250 mila vittime, tra cui 10 mila bambini; il peggiore crisi umanitaria al mondo dove la guerra, la fame, il colera e il Covid-19 hanno avuto effetti devastanti.

Nello Yemen 16 milioni di persone patiscono la fame e 400 mila sono in pericolo di vita a causa di fame ed epidemia di varia natura.

L’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che la cronica mancanza di cibo è “un’emergenza in continuo aumento”, nelle aree più colpite le famiglie arrivano a mangiare foglie per sopravvivere. Il Programma alimentare mondiale ha affermato che per il 2022 sono finiti i fondi per l’assistenza ai poveri nel Paese.

L’invasione russa in Ucraina e la progressiva intensificazione della guerra avrà pesanti ripercussioni nell’area mediorientale che dipendono dall’importazione di grano russo e ucraino, ed aggraverà ulteriormente la drammatica situazione in cui versa lo Yemen. Il Pese importa il 22% del proprio fabbisogno di grano dall’Ucraina, oltre a mais, olio di girasole e prodotti nel settore agricolo.

Anche il Libano, l’Egitto, la Tunisia, per citarne solo alcuni, dipendono dal grano russo-ucraino; sono paesi che sperimentano, in misura diversa, crisi alimentari e un potenziale aumento dei prezzi aggiungerebbe sofferenze a popolazioni già alla fame.

L’acuirsi del conflitto in Europa ha ricevuto ampia attenzione nei circoli yemeniti, timorosi che questa guerra possa avere conseguenze sul processo di pace e sul piano umanitario delle Nazioni Unite.

L’invasione dell’Ucraina accentuerà anche ulteriormente le divisioni a livello internazionale, il che potrebbe portare alla rottura del  “consenso internazionale” al processo di pace e soprattutto al sostegno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di cui fa parte la Russia, negli sforzi profusi per porre fine al conflitto.

La Russia è il primo esportatore di grano al mondo, l’Ucraina è al quarto posto; le due nazioni insieme coprono il 29% del fabbisogno mondiale di grano, il 20% delle esportazioni di mais e l’80% di olio di girasole.

Dopo le durissime sanzioni occidentali la Cina decide di comprare il grano russo mettendo in difficoltà l’Unione Europea.

Nei prossimi mesi gli Stati europei saranno costretti ad affrontare una carenza di cereali ed un forte aumento dei prezzi, mentre i soldi cinesi aiuteranno la Russia ad affrontare la crisi economica a seguito delle sanzioni occidentali. Un aiuto prezioso da parte di una delle più grandi superpotenze mondiali.

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