Angelina e il Bambino Gesù

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Intendiamoci, non si tratta di una parabola. Né di qualche altro episodio biblico. Del resto nelle sacre scritture non c’è traccia di un Cristo in fasce che incontra un angelo femmina. Però, in fondo, sarebbe stata una bella sorpresa, in continuità con l’angelo che va da Maria a dirle che avrà un figlio. Eppure qualcosa di quella sacralità lì, secondo me, c’è nella visita di Angelina Jolie ai bambini ucraini ricoverati al Bambino Gesù. Ecco perché quello che segue è un racconto da vangelo apocrifo.

Che sorpresa. Qualche giorno fa l’attrice americana era in visita all’ospedale Bambino Gesù di Roma. Ovviamente Bambino Gesù va inteso come il più grande policlinico e centro di ricerca pediatrico in Europa, punto di riferimento per la salute di bambini e di ragazzi provenienti da tutta l’Italia, ma anche dall’estero. In visita ai bambini rifugiati ucraini, lì ricoverati. 

Angelina si è fermata a chiacchierare con loro, che per fortuna hanno trovato cure fuori dal loro Paese. Dall’Ucraina invasa dai soldati russi. Bambini che hanno dovuto abbandonare in tutta fretta le loro case, i loro affetti, gli amici, i loro giochi. Bambini scappati dal conflitto e dai bombardamenti. Bambini sì, quelli che spesso ci dimentichiamo di avere. Di averli messi al mondo.

Eppure di loro dobbiamo prenderci cura. E la guerra è l’esatto contrario del dare la vita. I bimbi ucraini sono cuccioli di uomo che hanno vissuto il trauma della guerra. Che sono stati sradicati e catapultati in un mondo per loro nuovo e sconosciuto. Ecco perché abbiamo il dovere di occuparci di loro. I bambini sono la cosa più preziosa che abbiamo. Sono il nostro futuro. Non calpestiamolo.

E chi meglio di una madre sa che cosa significa dare la vita, alimentarla. La visita della bella Angelina è coincisa con l’annuncio da parte dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati dei numeri della crisi umanitaria in corso nel cuore dell’Europa. Attualmente sono oltre quattro milioni i profughi civili che sono fuggiti all’estero. Altri sei milioni e mezzo sono invece gli sfollati. 

“Sto pregando per la fine della guerra. Questo è l’unico modo per fermare la sofferenza e la fuga dalle zone del conflitto. È orribile vedere bambini che ne pagano il prezzo, in vite perse, salute danneggiata e traumi”, ha detto Angelina. Due righe in cui c’è riassunta magistralmente tutta l’insensatezza della guerra. La follia. Brava Angelina. La tua visita assume un valore simbolico perfino maggiore del gesto in sé. 

È la dimostrazione che, da qualunque parte la si guardi, ma soprattutto se ci sta a cuore la vita, questa guerra, proprio come tutte le guerre, non ha nessun senso. Credo davvero che la cosa peggiore che possa capitare a una madre sia crescere un figlio per poi vederlo perire in guerra – e penso alle madri russe – così come lo è leggere il terrore e la paura negli occhi dei propri bimbi che tramano come foglie mentre tutt’attorno esplodono le bombe e la guerra – e penso alle madri ucraine. Ecco perché una madre non può volere la guerra, a meno che non si chiami Medea. 

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