Bolsonro ha i giorni contati

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Aprile 2022. Da ormai più di tre anni il Brasile, paese molto vasto, popoloso e ricco di risorse, è governato dall’ex militare Jair Bolsonaro. Il presidente di estrema destra si avvicina alle elezioni con tassi di approvazione ai minimi storici dopo aver gestito in modo atroce la pandemia da Covid-19, ma la sua sconfitta non è garantita. Sfruttando il diritto legale a federare creati per permettere a fazioni più deboli di entrare in governo, le forze progressiste Brasiliane non hanno avuto scelta se non riunirsi in quello che è stato definito un “super-partito”. La nuova formazione politica si chiamerà “Brasil Da Esperança” – Brasile per la speranza.

Per ora, la federazione è composta dal Partito dei lavoratori (principale partito a sinistra del centro in Brasile), dal partito comunista e dai verdi. Grande assente il Partito Socialista Brasiliano, che non si è unito alla federazione in virtù di alcune dispute locali con il Partito dei lavoratori – ad esempio la competizione per il posto di governatore di San Paolo. In ogni caso, la federazione è un vantaggio per tutte le parti coinvolte: il Partito dei lavoratori espande la sua sfera di influenza diretta, e comunisti e verdi si assicurano un altro ciclo legislativo di fondi pubblici. Va ricordato che non si tratta di una semplice coalizione: malgrado i partiti membri mantengano la loro individualità, la nuova organizzazione opera funzionalmente come un solo partito. 

In vista delle elezioni, questa unione verosimilmente sosterrà la candidatura del già presidente Luiz Inàcio Lula da Silva, conosciuto comunemente come “Lula”. Lula è ad oggi l’unico realistico avversario di Bolsonaro, e i sondaggi lo danno in vantaggio di una decina di punti percentuali con il 43% delle preferenze. 

Una vittoria di Lula si inserirebbe perfettamente nel contesto dell’”onda rosa” che sta colpendo l’America latina. L’area si è infatti spostata marcatamente verso sinistra negli ultimi anni, con recenti vittorie della sinistra in Bolivia, Chile, Perù, Nicaragua e altri che si aggiungono ai già progressisti governi di paesi quali Messico e Argentina. Non è quindi una sorpresa che Lula vada forte tra le categorie svantaggiate: rispetto a Bolsonaro, ha 25 punti percentuali di vantaggio tra le donne, 29 tra i minori di 24 anni, 31 nelle zone rurali e poco sviluppate del nordest, 35 tra le persone in povertà e 34 tra la popolazione afrobrasiliana. Insomma, Bolsonaro è stato spesso descritto come un clone di Trump. Descrizione che, considerando la sua inettitudine, irresponsabilità, vena pseudoscientista e le sue tendenze a estrema destra, è piuttosto precisa. Si presenta quindi uno scenario simile a quello visto durante le elezioni americane, ovvero una lotta politico-demografica tra uomini bianchi sopra i 30 di età e… beh, tutti gli altri e le altre.

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