Datemi una città ecosostenibile

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Sette città elvetiche hanno partecipato alla sfida globale “One Planet City Challenge” (Opcc) organizzata dal Wwf, che ne ha preso in esame le strategie e misure climatiche. Fra queste, a primeggiare, è stata Losanna, seguita da Basilea e Zurigo. Ma non è finita qua, ora se la dovranno vedere con i centri abitati di altri paesi, nella finale internazionale.

Una sfida, che talvolta si rivela essere una vera e propria corsa contro il tempo. La lotta contro il cambiamento climatico, lo sappiamo, interessata tutti (compresi anche gli indifferenti e chi sostiene che non vi sia in atto nessun mutamento delle temperatura e delle condizioni climatiche) perché va a toccare e a mettere in discussione le nostre cattive abitudini, la nostra pigrizia, il nostro scarso senso civico e sensibilità ecologica. 

Per cercare di scardinare tali comportamenti, stuzzicando anche – in modo del tutto amichevole – la competitività umana, il Wwf ha ideato l’ “One Planet City Challenge”, un concorso dove a sfidarsi sono le varie città del pineta. L’organizzazione mondiale esamina le azioni e le ambizioni climatiche delle metropoli e valutano se sono in linea oppure no con gli obiettivi stabiliti nell’accordo di Parigi. Il Wwf supporta le città nell’accelerare la loro trasformazione climatica e mostra le migliori pratiche dei partecipanti.

L’evento, giunto alla sua decima edizione, ha visto la partecipazione di oltre 280 centri urbani provenienti da ogni angolo del globo e, fra queste, per la prima sette erano svizzere: Losanna, Basilea, Zurigo, Delémont, San Gallo, Thun, Berna.

Losanna la più virtuosa

Sette città, ma anche sette criteri da passare al setaccio per entrare nell’Olimpio dei paesi ecosostenibili, o perlomeno, avvicinarcisi. Le municipalità infatti hanno dovuto presentare un rapporto dettagliati riguardo circa le sette aree seguenti: obiettivo di riduzione del CO2; obiettivo di adattamento al riscaldamento climatico; misure di riduzione delle emissioni di CO2; misure di adattamento al riscaldamento climatico; trasparenza nello stilare i rapporti; valutazione dei rischi climatici; mandato politico.

Sul podio alla fine ci è arrivata Losanna, rincorsa poi da Basilea e Zurigo. Le tre dovranno poi competere con le altre finaliste internazionali a maggio. Ma cosa hanno fatto queste di particolare queste città? 

La capitale vodese ad esempio, si distingue per le sue misure di adattamento al riscaldamento climatico; la città prevede di piantare abbastanza alberi entro il 2040 per raddoppiare la superficie del fogliame. A tal scopo, si procederà anche a una potatura degli alberi di minore entità. La città di Basilea sta dando il buon esempio nella riduzione delle emissioni di CO2. Dalla revisione della legge sull’energia del 2017, gli impianti di riscaldamento a combustibili fossili sono stati sostituiti quasi esclusivamente con alternative rinnovabili. La città di Zurigo sta investendo più di 1,5 miliardi di franchi nell’espansione delle reti di teleriscaldamento urbano verdi; con varie attività di innovazione, quali ad esempio Climathon, sostiene inoltre lo sviluppo di nuove idee commerciali per il clima.

Il buon esempio arriva dall’alto ma anche fra vicine di casa

Lo scopo del concorso, non è solo quello di giudicare ma anche di elogiare i comportamenti corretti e virtuosi dei partecipanti. L’auspicio del Wwf è che altre città svizzere, e non solo, seguano  l’esempio.

Inoltre, questi risultati sono una fotografia importante per scoprire in quali categorie le città devono profondere sforzi maggiori, e dove il governo federale è chiamato in causa. 

A sostenerlo è anche Patrick Hofstetter, esperto di protezione del clima presso il Wwf:  “Nella Berna federale, la politica climatica è in stallo. Di fronte a questa inattività, è ancora più importante che le città assumano delle responsabilità nonché un ruolo di leadership. Gli sforzi di tali centri abitati dimostrano che la protezione del clima necessita in primis di una volontà politica specifica”.

Il bilancio futuro previsto da Hofstetter non è dei più incoraggianti. Nel nostro Paese attualmente 8 persone su 10 vivono in aree urbane. Secondo il ricercatore presto la loro esistenza sarà caratterizza da un aumento delle temperature, stress da calore e scarsità di cibo. Per proteggere i propri abitanti, l’unica via di uscita per i centri abitati è far tutto ciò che è possibile per ridurre rapidamente le emissioni. 

“Viviamo in una situazione di emergenza climatica. Queste città stanno facendo ciò che è assolutamente necessario in vista di pericoli quali lo stress da calore e le tempeste. Nella Confederazione sono dei modelli, ma questa dovrebbe essere la nuova ‘normalità'”.

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