Dialogo tra un non capisco e un non so

Pubblicità

Di

Ammettendo che sia giusto parlare di calcio… Giusto è una parola grossa, la giustizia in tempi come questi è termine molto difficile. Diciamo che è consolatorio, fors’anche una maniera di resistere, o di reagire.

Ok. Ammesso questo, cosa è successo o cosa accade al pallone italiano ?

Nulla di NON prevedibile. Reso clamoroso dai media ma … inevitabile

Ma come ? Stiamo parlando di un’industria fra le dieci più grandi del Bel Paese … .

Cosa vuole dire ? Le classifiche sono fotografie valide nel preciso momento in cui le si fanno. Poi le cose cambiano, e c’è chi sale e chi scende. Ci sono industrie che la capeggiavano (facciamo un nome vicino al pallone che fu, quello della Parmalat) ed oggi non ci sono più, o quasi, ed altre che invece sono balzate alla ribalta. Adesso come adesso il calcio italiano è ancora fra le migliori dieci, almeno a livello finanziario, però si intravedono nuvoloni … .

Addirittura ? dai, stiamo parlando dei freschi campioni d’Europa.

Se devo dirtela tutta mi scapperebbe persino il termine di «Titanic». Al momento l’orchestra (i giornali) sta ancora suonando, motivi tristi per l’eliminazione dai Mondiali ma la musica c’è. L’iceberg però si avvicina… .

Certo, anche giocando non male. Come avevano fatto prima di loro la Danimarca (richiamata dalle vacanze due settimane prima dell’inizio degli Europei del 1992 (a sostituire la Jugoslavia… in guerra) e la Grecia (2004): non due colossi. Sono cose che accadono nel mondo del pallone, anzi è il bello di questo sport. E comunque dopo il girone di qualifica, dove l’Italia ha avuto il vantaggio del giocare sempre in casa (non è tanto per il pubblico ma per le trasferte evitate: la Svizzera, per dire, si è fatta 12’000 km prima di affrontare gli Azzurri), nell’eliminazione diretta l’Italia ha vinto una sola partita, contro il Belgio. Tutte le altre erano finite in pari. Per dire … .

Vabbeh, però ha meritato.

Senza dubbio. Ma paradossalmente è stato l’inizio della fine. Mi viene in mente il Titanic…  

Qui una spiegazione ci vuole tutta.

Il calcio italiano, nonostante la retorica imperante della stampa specializzata (eccola l’orchestra del transatlantico che continua a suonare) vive una grossa crisi. Il suo campionato è rifugio per vecchia glorie («il campionato più bello del mondo degli anziani» ha detto Fabio Capello), il gioco latita e di calciatori sopra la media non se ne vedono (Verratti a parte). Non bastasse questo i giovani … non ci sono, o meglio non giocano. Anche per la suicida cultura del dover «vincere subito», premessa necessaria per la sconfitta. Quando in Italia si parla di giovani vengono citati 22enni o 23enni… . In altri paesi il termine «giovane» è riservato ai minorenni: a 22 o 23 anni i giocatori di valore già contano una ventina di partite nella Nazionale maggiore. 

Impietoso … 

Ma i dati sono questi. Vuoi altri esempi ? Nella Nazionale di oggi figurano calciatori militanti nel Sassuolo, nel Cagliari, nel Torino. Con tutto il rispetto per queste compagini, ma l’esperienza internazionale non c’è. Nell’Italia campione del mondo c’erano calciatori già famosi nel Continente (provenivano da Juve, Milan, Inter … ). Oggi … a parte qualche ex già al tramonto, i Bonucci e Chiellini, non vi è più alcun rappresentante di questi club. Che del resto evitano i giovani indigeni («non bisogna bruciarli», la ridicola scusante): nell’ultima vittoria italiana nelle coppe, l’Inter del 2010, c’era un solo italiano in campo … . E neanche a tempo pieno. Per dirla con Sacchi (che ne capisce, sia chiaro) «prima viene il gioco, dopo i giocatori». In Inghilterra Jürgen Klopp al suo primo anno raggiunse l’ottavo posto e venne riconfermato. In Italia Sarri ha vinto lo scudetto ed è stato licenziato.

Allora parliamo della Svizzera. 

Qui il discorso cambia. E sono belle notizie.  La Nazionale, multietnica, ha raggiunto la quinta qualificazione filata ai Mondiali. Quinta! Certo non c’è mai stato l’exploit, si è sempre usciti quasi subito da queste rassegne, però essere fra i migliori per un quasi ventennio non è da tutti. Sarebbe curioso andare a vedere chi altri può vantare un simile risultato …  . Non è proprio poco per un piccolo paese come il nostro.

Ma il merito … ?

Dei formatori, senza dubbio. E di una federazione che comunque sta lavorando bene. Con idee chiare e progetti non declamati ma praticati. 

Adesso mi diventi un «mangiataglian» ?

Alla larga. Anzi ritengo i caroselli per l’esclusione dell’Italia una manifestazione becera e insensata. Una consolazione puerile per deboli di intelletto. Come tutto il «tifo contro» del resto. Però che in Svizzera si lavori bene ed in Italia no è un dato di fatto. 

Vedremo …  

… già, tanto con la premessa del «non capisco» e del «non so» vale tutto. Che vigliaccheria!

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!