Divide et impera

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Con assoluto disinteresse dei media occidentali, calamitati da quanto sta succedendo in Ucraina, la Turchia, membro degli Stati della NATO, ha dato inizio ad una nuova offensiva contro i curdi presenti nel Nord dell’Iraq e nel Nord Est della Siria, in particolare nei confronti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il PKK.

Le motivazione turche per questa nuova offensiva contro i curdi ricordano molto quelle date dalla Russia all’inizio dell’invasione dell’Ucraina.

Se da una parte si vuole “denazificare” un Paese, con riferimento al battaglione Azov, dall’altra si vuole eliminare il PKK, etichettato come organizzazione terroristica.

L’operazione turca nel Kurdistan iracheno ha avuto inizio dieci giorni fa, con elicotteri d’assalto dell’aviazione militare ed artiglieria e forze speciali dell’esercito, nelle regioni di Zap, Metina e Avsin Basyan nel Nord dell’Iraq.

Dando il via a questa operazione “Clow Lock” il presidente turco Erdogan annuncia: “Ripuliremo le terre dell’Iraq dal terrorismo e garantiremo la sicurezza dei nostri confini”. Parole che ricordano molto quelle di Vladimir Putin all’alba del 24 febbraio!

Approfittando dell’attenzione rivolta al conflitto russo-ucraino, gli aerei militari turchi hanno colpito decine di obbiettivi e ucciso 19 combattenti curdi e molti cristiani. Fonti cristiane del nord Est della Siria riferiscono che nella notte i caccia turchi hanno bombardato a piu’ riprese il villaggio assiro di Tel Shanan. In contemporanea, a terra, si consumavano pesanti scontri fra gruppi jihadisti sostenuti da Ankara e membri di una milizia cristiana presente nell’area.

Nei giorni precedenti la Pasqua le operazioni militari nel Kurdistan iracheno si sono intensificati con un’offensiva terra-aria.

Il ministro della difesa Hulusi Akar ha confermato che i caccia bombardieri hanno centrato decine di rifugi, bunker, grotte e tunnel, depositi di munizioni e un quartier generale del PKK.

L’escalation militare giunge in un periodo di crescente malcontento della popolazione turca a causa dell’impennata del tasso d’inflazione e per l’aumento dei prezzi, soprattutto per quanto riguarda il cibo e gli alloggi. Come già in passato questa operazione, ampiamente prevista dagli stessi membri del PKK, è vista come il tentativo di distrarre l’opinione pubblica turca dalle maggiori difficoltà economiche che si trova ad affrontare.

Mentre Ankara punta a guadagnare consenso internazionale mediando da protagonista per la pace tra Mosca e Kyiv, Erdogan, rilanciando i diabolici piani imperiali Neo-ottomani, si comporta come leader dell’intera regione euroasiatica meridionale, basandosi sul principio “Divide et Impera”.

È paradossale che la Turchia, membro della NATO, lanci una offensiva contro civili del Kurdistan dopo essere stato alleato dell’Occidente nel debellare i terroristi dell’ISIS. Gli stessi curdi che oggi vengono attaccati dall’esercito turco e abbandonati dagli USA al loro destino, ripetendo una storia già vissuta.

È una storia lunga e travagliata quella vissuta dai curdi negli ultimi 145 anni.

Nel 1877 vengono usati dai turchi nella guerra contro i russi, con la promessa di ricevere in cambio l’autonomia che non otterranno. Vengono invece repressi dagli stessi turchi con il tacito consenso degli inglesi.

In seguito vengono manipolati dal sultano Ottomano che li aizza contro gli armeni nel 1915, che porta al tragico olocausto armeno. Nel 1920 ottengono la garanzia di diventare lo Stato dipendente del Kurdistan, trattato di Sèvres, sogno subito infranto dall’offensiva di Mustafa Kemal Atatürk. Nel 1923, in base al trattato di Losanna, la comunità curda viene suddivisa tra Turchia, Iran, Iraq e Siria. Nel 2005 viene istituita una regione autonoma nel Nord dell’Iraq e nel 2012 viene creata una simile nel Nord Est della Siria.

In seguito sappiamo tutti con quanta tenacia i combattenti Peshmarga si siano battuti contro i tagliagole dell’ISIS e come, ancora una volta, siano stati lasciati al loro destino.

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