E se l’islam avesse vinto?

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Se c’è una cosa affascinante, è vedere come la retorica bellica e storica di una nazione cambia a seconda della bandiera. Una cosa ovvia? Certo, ma oggi, con le piattaforme streaming, la cosa si fa molto più evidente.

Se una volta l’occidente era avulso dal mercato asiatico, mediorientale o sovietico, oggi, grazie appunto alle piattaforme streaming, che non disdegnano per nulla prodotti provenienti da quelle aree, la narrazione si fa molto diversa. La visione patriottica e militare alla quale siamo abituati, quella americana o occidentale per capirci, viene stravolta da storie e film che raccontano situazioni completamente ribaltate. 

Emblematico di questa tesi è la pellicola “Vlad l’impalatore”, pessima traduzione di un film turco del 2018. Ce ne sono molti altri, film come il cinese “800 eroi” o il russo “Stalingrad”, tutte pellicole impregnate di patriottismo più di una spugnetta abbandonata nel lavabo. Ma il film turco, il cui titolo originale è “Deliler” (nome di alcuni squadroni di truppe ausiliarie balcaniche del sultanato turco ottomano) ha il pregio di stravolgere una narrazione che noi occidentali e “cristiani” abbiamo dato sempre per scontata. (guarda il trailer)

Sgomberiamo il campo da ogni realtà storica. Deliler non è un gran film e la storia viene usata come lo zerbino d’entrata nell’androne del palazzo. D’altronde anche numerosi film occidentali fanno strame di anche solo una parvenza di rigore storico, due su tutti “Il gladiatore” di Ridley Scott o “Bravehea

rth” di Mel Gibson.

Siamo nel 15esimo secolo. I poveri ottomani, sono confrontati col crudele Vlad (Dracula, il celebre impalatore) baluardo del cristianesimo e villain a tutto tondo, uno che nel film starebbe sui marroni anche al Joker di Batman. Dove i guerriglieri di Vlad sono perfidi, crudeli, violentatori e saccheggiatori, i Deliler ottomani, sembrano delle winx in libera uscita: generosi, votati all’islam come monaci guerrieri, caritatevolei e difensori degli oppressi. 

Il dubbio non ci sfiora nemmeno, I Valacchi sono degli schifosi pervertiti, gli Ottomani la luce del sultano su terre annerite dai fumi dei saccheggi di Vlad Tepesch Dracula.

In una narrazione ieratica, che vede i Deliler come appartenenti a un ordine cavalleresco-monastico (al pari dei templari cristiani), guerrieri con un’aura mistica e inseguiti dalla propria leggenda, la storia diventa un semplice orpello dove in una catartica battaglia finale, un Vlad antipatico più di Matteo Salvini viene (meritatamente è ovvio) ucciso dal capo barbuto dei guerrieri turco-balcanici (interpretato da Cem Ucan).

A parte la retorica guerriera e la visione manichea del bene e del male, che ritroviamo spesso anche nelle pellicole occidentali, è affascinate percepire una realtà completamente ribaltata e che cozza con i nostri canoni abitudinari. 

È straniante assorbire una narrazione che, senza fronzoli, da all’islam la palma della civiltà a fronte di un rinascimento cristiano tenebroso e crudele. Il sacrificio, o forse dovremmo dire martirio, dei Deliler, il loro essere votati alla morte e alla fratellanza, fanno capire forse meglio che tipo di “guerra” l’islam ha incarnato nei secoli ed anche oggi.


Per noi che abbiamo dato per scontate e come fatti acquisiti la battaglia di Lepanto o l’assedio di Vienna come spartiacque storici in cui abbiamo evitato l’islamizzazione, è difficile capire questo pensiero.

Ma soprattutto, pensando alla medicina, all’astronomia, alla matematica, alla geografia, viene davvero da chiedersi se con i valacchi, i viennesi e i veneziani, abbiamo fatto un buon affare a tenerci il nostro rinascimento europeo difendendolo con le armi. 

La domanda interessante da porsi è: cosa sarebbe oggi l’Islam, cosa sarebbe accaduto a un Europa ottomana? Cosa sarebbe capitato se al posto della cattedrale di Lugano ci fosse stata una moschea?

Un gioco storico di stile che non ha risposta ma che lascia in effetti molti dubbi. Il mondo nuovo ci impone il confronto con queste realtà, manichee e retoriche di certo, ma che ci danno una visione completamente diversa rispetto a quella cui siamo sempre stati abituati. 

Un mondo che prima dello streaming, a noi era praticamente sconosciuto e che oggi entra prepotentemente nelle nostre case.

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