Francia, ballottaggio fotocopia

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“Nulla è ancora detto, quello che succederà nei prossimi quindici giorni è decisivo per la Francia e per l’Europa.” Alla retorica tronfia di Emmanuel Macron c’abbiamo fatto il callo. Del resto sono francesi. Lui, loro, sono così. E se fossi stato francese anch’io, a questo giro, credo che avrei fatto molta fatica a scegliere per chi voltare. Di sicuro però, fra i due litiganti, fra Macron e Marine Le Pen, avrei premiato il terzo incomodo. Ovviamente non Eric Zemmour, l’espressione dura e pura della peggior destra populista e razzista che, se fosse stato eletto, avrebbe imposto nomi francesi a tutti i nati n Francia, ma piuttosto avrei fatto un all-in all’estremo opposto. Jean-Luc Mélenchon, il leader della sinistra radicale, con il suo sorprendente 20% è stato infatti il terzo più votato e il primo nella fascia d’età dei 18-35 anni.

Mélenchon, il cui slogan è stato “un altro mondo è possibile”, ha saputo appassionare i più giovani a quest’ultima elezione presidenziale. E ha strappato ragazzi e ragazze alla destra, malgrado in molti erano convinti che proprio i più giovani avrebbe premiato con il loro voto Le Pen o Zemmour. Ad aver impedito di vedere Mélenchon in ballottaggio con Macron, è la solita vecchia questione che riguarda la sinistra un po’ ovunque. La mancanza di un accordo fra comunisti socialisti e verdi ha fatto sì che Mélenchon perisse sotto il fuoco amico. Ora però tutti gli occhi sono puntati sul ballottaggio del 24 aprile. 

E la campagna elettorale in vista del prossimo voto utile per eleggere il nuovo presidente vedrà la riedizione dello scontro di cinque anni fa fra “precisetti” Macron, il presidente che ha l’empatia di un freezer, e la destra della leader del Rassemblement National Marine Le Pen. Con Macron al 27,6% e la Le Pen al 23,4%. Se di Macron sappiamo essere stato il presidente delle crisi, dai gilets jaunes alla guerra in Ucraina, passando prima per i due anni di pandemia, della Le Pen abbiamo non potuto non prendere atto del suo essersi ammorbidita, smussata e camuffata da moderata. 

Al punto che la nipote Marion Le Pen, l’ha scaricata per sostenere la campagna elettorale e le idee fasciste di Zemmour. Ora però, che Zemmour è fuori gioco, i voti andati all’estrema destra, per stessa ammissione di Zemmour, sono tutti stati promessi a Marine che con un colpo al cerchio e l’altro alla botte spera di poter ritrovare gattini, nipotini ed un elettorato trasversale in grado di portarla dritta-dritta all’Eliseo. Per la gioia di chi aspetta da decenni che qualcosa finalmente cambi, oltre che per la gioia di Putin. Sì, perché in passato Putin è stato un grande sostenitore, anche finanziario, delle campagne politiche della Le Pen. 

Una sua vittoria farebbe la gioia di quella parte del paese che soffre per lo stato delle cose e non ha più nessuna fiducia in chi, come Macron, cinque anni fa si era presentato come l’uomo del fare, scardinando le logiche di destra e sinistra. Una sconfitta di Macron, sarebbe poi un colpo sotto la cintola anche per l’Europa che non è certo fra le priorità né della destra e neppure dei sovranismi europei che, in un exploit della Le Pen, vedrebbero la possibilità di rialzare il capo. Ecco perché, pur turandosi il naso, quella vincente sembra essere ancora una volta la carta Macron. Tutto sommato il meno peggio all’ombra della Tour Eiffel. 

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