I morti in paradiso

Pubblicità

Di

Esattamente una settimana fa un giovane proveniente dai Grigioni ha perso la vita mentre era intento a fare canyoning sul territorio di Linescio, paese situato in Rovana, valle laterale della Vallemaggia. Da abitante della regione non posso non chiedermi perché non riusciamo ad avere una stagione turistica senza essere “suggellata” da un tributo di sangue.

La sua morte è passata via veloce sui media ticinesi quasi quanto l’acqua che lo ha trascinato con sé, fra le gole della Val Rovana. Tutto era iniziato dall’annuncio dell’incidente e la diffusione delle sue generalità. Aveva 27 anni, di origini olandesi ma residente nel Canton Grigioni. Era in valle con un amico, lo stesso che, attorno alle 17.30 aveva dato l’allarme. Facevano torrentismo, una disciplina sportiva che prevede la discesa a piedi di tratti di corsi d’acqua montani, su e giù per le pozze. Uno sport da non considerarsi estremo, ma pericoloso sì se praticato in condizioni ambientali e climatiche che non garantiscono più la sicurezza, oppure se si è inesperti e lo si pratica in zone che non si conoscono bene.

Poi qualcosa è andato storto: il giovane in fase di calata è rimasto intrappolato in una gola. Il compagno di cordata era riuscito a portarlo a riva ma il giovane non dava segni di ripresa.

Poco dopo un altro aggiornamento, il bollettino del suo stato di salute: critica. Il ragazzo era rimasto gravemente ferito e sul posto, prima di essere elitrasportato all’ospedale, gli era stata fatta una rianimazione.

Ed infine l’ultimo comunicato, arrivato nella tarda serata del giorno stesso. Il ventisettenne non ce l’ha fatta.

Turisti sprovveduti o poche informazioni?

Questo il resoconto crudo di una morte per nulla preannunciata. I due erano giunti in Ticino per godere delle sue bellezze. Per vivere un’esperienza in quella che al di là del Gottardo chiamano la “Sonnenstube” della Svizzera: tanto sole, appunto, buona cucina e una natura mozzafiato, mica vai a pensare che qui troverai la tua morte. Eppure succede quasi ogni anni che un turista o più perda la vita nelle nostre valli, sui nostri monti, strade, laghi e fiumi. 

E da valmaggese che vive stabilmente in valle e che sente da altri compaesani dire “cavoli ma qui ogni anno al primo guizzo di bel tempo ci scappa il morto!”, mi fermo a pensarci e mi chiedo: perché?

Sono tutti forestieri sprovveduti, che vedono solo bellezza e non i pericoli che si nascondono dietro ad essa oppure siamo noi ticinesi a non trasmettere nel modo corretto tali informazioni? Come comunità facciamo abbastanza per sensibilizzare i turisti sui rischi? Oppure dovremmo accettare che in determinate circostanze è una lotta impari col fato, dove non abbiamo voce in capitolo e le variabili sono troppe per essere affrontate?

Le mie sono tante domande, ma non di certo critiche perché, almeno per quanto concerne la regione in cui vivo e per quello che ho visto, non si parte da zero. Sono molti i cartelli disseminati qua e là che, a caratteri cubitali, chiedono una maggiore attenzione, e le zone più critiche sono spesso segnate in modo chiaro. Però forse margini di miglioramento ci sono, ed è pur vero che anche la controparte deve prestare attenzione. 

Neanche a farlo apposta, qualche giorno dopo, mi trovavo in un grottino – sempre in Vallemaggia – a gustarmi una bella cenetta. A lasciarmi il retrogusto amaro non fu di certo la mousse di cioccolato alla farina bona ma ciò che vidi quando andai via. Dal ristornare si poteva scrutare il fiume. Era notte, era buio ma si vedeva benissimo la luce rossa di un fuocherello acceso proprio nei pressi del corso d’acqua. Mi ha fatto specie, perché, neanche a venti metri in linea d’aria, sulla strada cantonale vi era un cartellone che diceva esplicitante di non avvedere fuochi all’aperto, poiché vi era un divieto data la siccità. 

Ma questa è un’altra storia, e se per certi turisti piangiamo per altri si riservano altre parole…

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!