I partigiani non possono parteggiare

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L’ANPI, l’associazione nazionale partigiani italiani, è per me sempre stata un’istituzione intoccabile. Un po’ perché difendeva quei valori cari a molti, di libertà, autodeterminazione e resistenza al nazifascismo, un po’ perché memoria di quanti, 80 anni fa, diedero la vita per permetterci di vivere oggi in paesi liberi e democratici.

Mica poca roba. Anche perché i nazisti perseguivano un disegno di pulizia etnica e politica oltre che di occupazione. Ed è stato questo il loro peccato originale, il tentativo di cancellare, asservire o annichilire intere etnie.

La recente polemica inerente al presidente dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, getta un’ombra sull’associazione. Pagliarulo è stato ripreso per dei post del 2014, quando i russi attaccarono la Crimea, che erano filorussi e definivano l’Ucraina uno stato nazista. In seguito alle polemiche, Pagliarulo ha dichiarato:

“Non sono putiniano. Antifascista sempre e condanno l’invasione dell’Ucraina. Continueremo a condannare un’invasione sanguinosa, a sostenere il cessate il fuoco e il ritiro dei russi, a dire no all’invio di armi: l’obiettivo è la pace, condividiamo gli appelli del Papa. Per questo manifesteremo il 25 aprile. Io mi riferivo ai cambi di regime in Ucraina tra il 2013-2014 e l’avvio della guerra civile nel Donbass”

Che Pagliarulo sia antifascista e antinazista è indubbio. Ma qui sta il problema. La propaganda russa che ha definito nazisti gli ucraini, porta avanti una narrazione distorta. Lo fa perché i nazisti, purtroppo, sono equamente distribuiti ovunque, ne do un esempio chiaro ed esaustivo in questo mio precedente articolo (leggi qui sotto).

E se alcuni post di Pagliarulo sono condivisibili, su altri nutro dei seri dubbi. È anche vero che è materiale di 8 anni fa, ma Pagliarulo è presidente dell’ANPI, non un pinco pallino qualsiasi. E il problema alla fonte, probabilmente, è un un eccessiva politicizzazione di Pagliarulo. Capiamoci, l’ANPI rappresenta la resistenza italiana all’invasione fascista e i suoi eredi. Se è vero che buona parte delle compagini erano comuniste, ce ne erano anche di ispirazione cattolica o monarchica, più una costellazione di persone diverse di fedi differenti, unite però dalla lotta ad un nemico implacabile e privo di pietà, che era il nazista invasore, coadiuvato dai fascisti. 

Pagliarulo mette in imbarazzo la sua associazione per due motivi: uno perché non condanna fermamente l’invasione di un Paese, cosa che dovrebbe essere nel DNA dell’ANPI. Secondo perché chiede la pace, quando l’ANPI rappresenta invece e proprio la resistenza armata al nemico, una resistenza spesso costata a carissimo prezzo, basti ricordare le stragi più celebri perpetrate dai nazisti a seguito di attentati o azioni partigiane.

E qui non conta come la penso io o chi mi legge. L’ANPI è l’associazione cappello di chi combatté e spesso diede la vita per fermare un abominio dittatoriale e autocratico, l’idea di mondo di due despoti come Hitler e Mussolini. È infatti la vice presidente dell’associazione, Albertina Soliani (peraltro di area cattolica), a correggere il tiro:


“L’Anpi sta dalla parte dei resistenti”


Una dichiarazione che è tanto ovvia quanto scontata, ma che va ribadita, visto che sembra ci sia chi si è dimenticato qual è all’origine lo scopo dell’associazione nazionale partigiani, che non si chiama associazione pacifisti o associazione anti NATO. Soliani rende chiaro il suo pensiero:


“Sono una dei vice, voluta da Pagliarulo. Ma non condivido le sue prese di posizione sulla guerra della Russia all’Ucraina. Ritengo che l’Anpi dovrebbe riconoscere decisamente la resistenza del popolo ucraino, così come del popolo del Myanmar e come abbiamo fatto in passato ad esempio, con la resistenza vietnamita”.

Riconoscere la resistenza, ovunque e a qualunque nemico, che sia esso statunitense, russo o di qualsiasi altra provenienza. Questo devono al mondo le sentinelle dell’ANPI. Fare i distinguo tra una resistenza e l’altra, ne svilisce lo scopo e la memoria. 

Fischia il vento, è una canzone partigiana, che sa di sofferenza e abnegazione. La scrisse Carlo Trucco, il cui nome di battaglia era un epiteto gentile: Girasole. In un intervista Carlo disse:

“Rifarei tutto, ma uccidere non è stato bello”. 

A volte, la libertà che diamo così per scontata, va pagata a caro prezzo. Oggi molti hanno dimenticato il perché oggi sono liberi di dire e fare quello che vogliono. C’è gente che è morta, che ha ucciso. Questa è la guerra, questa è la resistenza.

https://www.repubblica.it/speciali/cultura/partigiani-vite-di-resistenza-e-liberta/

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