I poveri vanno in guerra

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I carabinieri vengono spesso presi in giro per il loro livello di istruzione. La logica è ferrea, gran parte dei militi vengono da zone depresse del sud, con bassa scolarizzazione e poche prospettive.

In certe regioni d’Italia, l’”arma” è un dei pochissimi modi per sbarcare il lunario in maniera onesta e decorosa e per avere pensione e assicurazioni decenti.

Vietnam. Il ventennale impegno Usa nel paese indocinese, e il decennio circa di ingaggio militare, portano a 58’000 morti e 300’000 feriti. L’età media dei coscritti era di 19 anni e anche se la composizione delle truppe rispecchiava le percentuali etniche del paese, spesso a partire erano i meno scolarizzati o i più poveri. Infatti uno dei motivi più frequenti di esenzione o rinvio del servizio erano gli studi superiori, a cui potevano accedere solo le classi più abbienti. Ancora oggi a militare nell’esercito sono massicce percentuali di minoranze e di classi sociali basse, visto da un lavoro sicuro e paga, a certe condizioni, l’università, che in Usa raggiunge spesso costi proibitivi per i più poveri.

Russia: la guerra Ucraina porta a una realtà palese anche nel paese di Putin, la composizione dell’esercito occupante, ribalta le percentuali etniche della nazione. Se i russi etnicamente “bianchi” sono l’85 della federazione, a militare nei battaglioni invasori, sono per più del 60% minoranze etniche, spesso provenienti da zone depresse dove uno dei pochi sbocchi lavorativi è l’esercito. Osseti, Buriati, ‘Ngusceti, Ceceni, questa è la composizione di gran parte dell’esercito invasore, mentre gli ufficiali, come da copione, sono russi e appartengono all’élite “bianca”.

Il mondo che come amo dire è sempre uguale a se stesso, ci porta per l’ennesima volta di fronte a una cruda realtà. A combattere si mandano i poveri, i sacrificabili, coloro che, pur di lavorare e mantenere una famiglia, sono disposti a morire.

Certo lo fanno di malavoglia (e la cosa comincia a vedersi anche sul campo) ma lo fanno. Di conseguenza queste truppe sono spesso poco scolarizzate e istruite male. Un connubio che può portare facilmente alle tragedie e alle atrocità viste. Per non parlare dei saccheggi. 

Il video di un ufficio postale, filmato da una telecamera interna ed entrato in possesso di una ONG bielorussa, racconta di spedizioni di beni saccheggiati a casa. E in culture come quelle citate, dove il diritto al saccheggio e del possesso fa parte del vissuto storico, la cosa non stupisce. Attenzione, non è razzismo ma conseguenza di un percorso culturale ed etnico. Lo stesso problema lo ebbero i francesi con le truppe marocchine e algerine in ciociaria, durante la liberazione dell’Italia. Lo stupro e il saccheggio, per le popolazioni berbere, era una logica conseguenza della vittoria sul campo. 

Questo non significa che i Kazaki o i Mongoli siano mostri, ma semplicemente che la loro cultura non è quella cuacasica ortodossa. I Kazaki di ceppo turco mongolo, i cosacchi, i ceceni, hanno alle spalle trascorsi di dominazione, invasioni, nomadismo e ribellione. Il concetto di guerra non può essere codificato come spererebbero gli occidentali, nei binari ingrassati e scorrevoli della convenzione di Ginevra.

E se già normalmente della convenzione di Ginevra si fa carta straccia, immaginatevi quanto valgano queste regole per le truppe russe in Ucraina, dove la scusa della denazificazione ha fatto presa anche nell’esercito, giustificandone così anche le gesta più efferate. 

La cecchina più famosa dell’unione sovietica, Ljudmila Michajlovna Pavličenko ( che per ironia era Ucraina) aveva al suo attivo 309 soldati tedeschi eliminati. Alla domanda su quanti uomini avesse ucciso rispose: “Non uomini, nazisti”. 

Questo la dice lunga sullo stato mentale dei soldati russi, che vedono negli Ucraini il nemico atavico e che hanno una giustificazione psicologica forte che va a controbilanciare eventuali sensi di colpa per gli orrori commessi.

Orrori che ormai si affastellano mostruosamente uno sull’altro come una catasta di legna marcia e che non reggono il passo con le tesi negazioniste di Mosca, che sono sempre più deboli, perlomeno ai nostri occhi. Le prove, le testimonianze delle brutalità dell’esercito russo, sono purtroppo ormai troppe per poter anche solo, come continuano a fare alcuni, negarle.

Ma questa è la guerra. Lurida, feroce, cattiva, senza pietà, che la pietà è dei deboli. Ma soprattutto la pietà ti costringe a pensare, che il tizio a cui stai per sparare a sangue freddo o la ragazzina che stai stuprando magari hanno una vita, una famiglia, degli amori abbandonati. Meglio pensare che siano tutti nazisti. Non uomini (e donne), ma nazisti. 

Pavličenko docet.

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