Il boia per Will Smith

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Soprattutto in questi anni, si ha l’impressione che ci siano delle conseguenze smisurate in seguito a degli atti. La storia di Will Smith che è in questi giorni sotto l’attenzione di tutti, è emblematica.

Anche perché quello che capita, sono delle sanzioni ipocrite, figlie di una pressione popolare e mediatica che preferisce sempre la forca alla comprensione. Gesù, quel fesso d’un giudeo, predicava la tolleranza. Ere il tipo dell’altra guancia ricordate? Quello che diceva che se uno ti tirava uno schiaffo, tu dovevi girarti e dire: “ok tizio, schiaffeggia anche di qua”

Gesù era un idiota? No, probabilmente un’idealista si, uno che aveva la convinzione che così facendo, avrebbe instillato il dubbio nel violento, avrebbe costretto lo schiaffeggiatore a pensare.

Ci ha pensato su Will Smith? Probabilmente sì, e sa di avere sbagliato, si è anche scusato. Ha pure dato le dimissioni dall’Academy. Questo basta? No, bisogna comunque fare verifiche interne e prendere provvedimenti, oltre a togliergli l’oscar. Ma non solo, al perfido schiaffeggiatore bisogna pure bloccare i lavori in corso, sospendere le emissioni sulle piattaforme streaming. Netflix, ha deciso di mettere in stand-by la produzione del suo film Fast and Loose, un action thriller di cui l’attore sarebbe dovuto essere il protagonista. Anche la lavorazione di Bad boys 4 è stata messa in pausa. Non è ancora chiaro invece cosa voglia fare Apple tv col film, già in fase di post produzione, “emancipation”, con a tema la schiavitù e che vedeva protagonista Sempre Smith.

Facciamo mente locale: Will Smith ha schiaffeggiato un tizio che aveva offeso sua moglie, mica ha invaso l’Ucraina. Ma nel mondo ipocrita ed esasperato dello star system, quello che sforna film machisti e violenti ogni 20 minuti, dare uno schiaffo in diretta all’Academy Awards è come andare a Notre Dame e afre pipì sull’altare durante la messa di natale. 

E allora devi pagare, ma pagare caro, dobbiamo annichilirti e farti capire chi è che comanda davvero. E a seguire tutti gli ipermoralisti da tastiera.

Stessa cosa succede al becerume dei reality italiani, dall’isola dei famosi al grande fratello, dove passano tutte le schifezze possibili e immaginabili, diseducative e ipocrite, ma dove una bestemmia fa guadagnare immediatamente l’espulsione. Perché si può trombare in diretta ma non citare la madonnina a sproposito.

Will Smith ha sbagliato, certo, lo ha fatto con le attenuanti che gli ho già riconosciuto (leggi qui sotto) 

Ma non merita la valanga di perbenismo ipocrita che gli sta cadendo addosso. E come sempre, bisognerebbe valutare la vita globale di una persona, perché Smith non è mica uno dei tanti protagonisti di Hollywood con un passato violento o che magari menavano la compagna. 

E allora basta con queste gogne mediatiche, dove anche se non commetti un reato vieni additato al pubblico ludibrio, come nel caso della dirigente scolastica recentemente coinvolta in una storia con un diciottenne. (leggi qui sotto)

L’ipocrisia cattolica, che codificava i nostri comportamenti fino a pochi decenni or sono, non è ancora scomparsa del tutto, sta però facendo capolino una specie di codice religioso deciso dai media e dai social, un codice che addita e non perdona, che non punisce ma annichilisce. Un codice che ci permette, come una volta, di stare a guardare in piazza berciando e tirando uova marce mentre una persona viene frustata dal boia.

Non so se nel cambio ci abbiamo davvero guadagnato. 

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