Il treno perso dell’energia

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Il presidente americano ha deciso di riaprire la corsa al petrolio, smentendo i propositi della sua campagna elettorale di sostenere la transazione energetica. Pessima notizia, una delle tante.

La pandemia e la guerra in Ucraina hanno evidenziato la fragilità della globalizzazione economica ed energetica, proprio mentre il tempo sta per scadere come evidenziato dall’ultimo rapporto dell’Ipcc. 

Ed è altamente probabile che l’inversione di tendenza necessaria per evitare guai seri alle future generazioni sarà più o meno ignorata, perché ci saranno sempre altre priorità.

Prendiamo il caso della Germania. Con la decisione di abbandonare il nucleare, sembrava dovesse fare da traino al cambiamento, grazie anche al suo status economico. Nella realtà il risultato è stato tutt’altro che positivo. Se da una parte ha dato un forte impulso all’energia fotovoltaica ed eolica, dall’altra ha incrementato la produzione di energia tramite le centrali a carbone e, soprattutto, ha stretto un legame vincolante con la Russia per la fornitura di petrolio a gas, come evidenziato dall’attuale governo. 

Se la Germania dovesse chiudere i rubinetti con la Russia darebbe un chiaro segnale non solo a Putin, ma al mondo intero. Ma non sembra questa la via scelta. Alcuni economisti hanno calcolato che l’abbandono dell’approvvigionamento energetico made in Russia, costerebbe tra il 2 e il 2.5% del Pil. Troppo secondo industriali e politici tedeschi. Eppure, quando scoppiò il problema del debito pubblico di alcuni paesi del sud d’Europa nel 2012, la Germania non ebbe nessuna remora a imporre pesanti sanzioni economiche che costarono, ad esempio alla Grecia, il 15% del Pil e una disoccupazione del 27%. Insomma, quando si tratta “degli altri” siamo tutti bravi, ma quando tocca a noi, lo siamo decisamente meno. 

Lo stesso presidente ucraino ripete ogni giorno che i paesi occidentali devono strangolare l’economia russa, ma non cita mai il transito del petrolio sul suo territorio che permette di incassare circa un miliardo di dollari l’anno. A me non risulta che abbia messo una saracinesca sulle condotte che passano sotto il suolo ucraino.

Ma di esempi dove l’interesse personale a breve termine si scontra con il buon senso a lungo ce ne sono diversi. In Ticino non piove da mesi e per contadini e agricoltori si preannuncia un’estate problematica, ed è immaginabile che situazioni di questo tipo possano diventare la regola entro la fine del decennio. Eppure, quando si tratta di prendere misure che potrebbero comportare degli svantaggi nel breve periodo, ma risolverne altri nel lungo, molti sono in prima linea nell’opporsi a qualsiasi cambiamento. Vogliamo energia pulita ma non vogliamo le pale eoliche e gli impianti fotovoltaici; vogliamo aria più pulita ma votiamo contro le misure con contenere il CO2. 

Messa in questi termini, la sopravvivenza dell’essere umano sul pianeta, sembra senza speranza. La conversione energetica non scaturirà mai da una decisione politica condivisa. Non ne siamo semplicemente capaci, perché entrano in gioco i nostri interessi personali che vincono quasi sempre sugli interessi comuni.

Volendo essere ottimisti, l’unica soluzione non potrà che essere nello sviluppo tecnologico, com’è sempre stato anche nel passato. Nell’800 si contestava il treno perché – sostenevano fior di esperti – velocità oltre i 30 km/h avrebbero messo in pericolo la nostra salute, mentre oggi viaggiamo tranquillamente a oltre 300 km/h.

Anche oggi lo sviluppo di nuove tecnologie avanza a grandi passi, ma siamo in tempo per adottarle? Da anni – sempre per fare un esempio – sappiamo costruire e ristrutturare case che possono abbattere i consumi energetici, ma ci sono ancora architetti che sostengono che gli standard Minergie sono inutili. Ricoprendo tutti i tetti idonei del nostro paese di pannelli fotovoltaici potremmo produrre più energia di quanto necessario, ma gli incentivi sono complessi e tortuosi, mentre non abbiamo remore ad acquistare nuovi aerei militari (altro esempio) la cui utilità è dubbia (eufemismo). 

Con 6 miliardi, potremmo probabilmente diventare autosufficienti dal punto di vista energetico nel giro di pochi anni ma anche sviluppare nuove tecnologie per immagazzinare l’energia pulita. 

Ma, a mio modesto parere, il treno è stato perso. Gli interessi politici sono troppi potenti per pensare di avere dei politici illuminati, politici oltretutto sempre meno democratici e sempre più bellicosi.

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