La colomba dei feroci Longobardi

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Il 17 aprile cadrà la pasqua di quest’anno. Dolce per eccellenza della festività cristiana, che commemora la resurrezione di Cristo, è la colomba. Perché poi Cristo sia nato il 25 dicembre e invece la data della sua resurrezione sia ballerina, rimane un mistero.

Ma non ci interessa parlare di resurrezioni, a meno che non si intenda una resurrezione dolciaria, che ci elevi gli animi con una buona fetta di colomba.

La leggenda vuole che l’origine della colomba risalga all’epoca longobarda, quando il re Alboino (che regnò dal 560 al 572 circa prima di essere ammazzato come era prassi all’epoca), durante l’assedio della città di Pavia, che terminò proprio poco prima del periodo pasquale, ricevette in dono dalla popolazione del luogo un pane dolce a forma di colomba in segno di pace.

Una cosa un po’ nostra, visto che il termine Lombardia, alla quale apparteniamo come regione insubrica, deriva appunto dal termine Longobardia, ovvero occupata dai longobardi, bellicose e feroci tribù germaniche che sopperivano allo scarso numero con un pessimo carattere. In origine chiamati Winnili, le tribù longobarde provenivano dalla scandinava ed erano dunque accomunabili alle genti vichinghe che in quel periodo e per qualche secolo, devastarono con grande impegno e allegria le coste britanniche e normanne, per arrivare poi fino in Sicilia.

I Longobardi comunque si insediarono in Lombardia e qui, vuole la leggenda, le genti di Pavia, per ingraziarseli cercarono di prenderli per la gola. Siccome non potevano farlo fisicamente come certo avrebbero preferito, si accontentarono di farlo metaforicamente.

Facciamo un passo avanti, e dall’alto medioevo barbarico torniamo ai giorni nostri, dove alla quarta edizione del concorso dolciario tenuto in Italia, goloasi.it, è stata premiata la migliore colomba artigianale d’Italia per il 2022. Dove il premio è andato pari merito a una colomba di Arezzo in Toscana e ad una di Marano, Napoli. I vincitori sono Stefano Lorenzoni di Arte Dolce Pasticceria e Vincenzo Baiano del Caffè Baiano.

Ma che c’azzecca Napoli con la colomba? C’entra raga, c’entra. Vi ricordate i Longobardi? Siccome era gente che era stufa marcia di freddo e nebbie, si spostarono più a sud. Pochi sanno che il secondo capoluogo Longobardo per importanza fu quello di Benevento, in Campania appunto, a una settantina di chilometri da Napoli. La terra del liquore strega, per capirci, che riprende il nome dall’albero delle streghe di Benevento dove le genti germano-scandinave a quanto pare celebravano i loro riti pagani.

Questo rende i napoletani particolarmente abili nel fare le colombe? No, ma mi andava di sfoggiare la mia cultura generale come un tacchino la sua ruota. 

Nell’attesa che anche i ticinesi siano ammessi al concorso, dove sono certo si farebbero più che onore, vi esorto a sbocconcellare dolci nostrani fatti con amore e dedizione dalle paffute manine infarinate dei nostri pasticceri. A pasqua, giorno di gioia e resurrezione, facciamo risorgere anche le nostre papille gustative, troppo spesso sputtanate e vilipese dalla recente epidemia di Covid.

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