La giornata mondiale del libro

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Sabato scorso, un 23 aprile moderatamente plumbeo, fra i tanti messaggi nel libero mondo di Whatsapp ne primeggia gioiosamente uno, colmo di una vibrante ondata di giubilo : “Giornata mondiale del libro” scorgo scritto in rosso dentro un rettangolo coloratissimo, dove una fanciullina bionda sta appollaiata su una alta pigna di volumi che intendono certo interpretare il fondamentale ruolo delle colonne che reggono la cultura , sagomate con la sapiente cazzuola delle galassie di storie proposte a quella (scarsa) porzione di umanità che si prende la briga di leggere.

E la grafica, senza dubbio stimolante e incisiva, trova una ulteriore dignità di suggestione nella frase di Umberto Eco “Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…perché la lettura è una immortalità all’indietro“.

Ma l’immane forza di un filosofo, scrittore, semiologo, bibliofili , accademico e saggista quanto vigore rischia di smarrire nella quotidianità della sistematica diserzione dell’approccio alle pagine scritte, ancora troppo massivamente considerate una iattura, una mortifera noia, uno sterile esercizio di ore perdute, una vampata di doppie punte bruciacchiate nello scarsa resa di una capriola cerebrale che stenta a fare conto economico?  

Il libro, poveri noi, rappresenta ancora troppo spesso una sorta di contundente oggetto schivabile, di corpo estraneo, di inopportuna deviazione nell’infinito posteggio dove irrefrenabile è l’istinto di sopravvivere alla superficialità.

Vaga ancora ripetutamente il refrain della mortificante frase “Non so che regalargli. Starò su un libro, tanto per inventare qualcosa”.

E John Steinbeck si rivolta – una volta, dopo quell’altra volta- alitando una sua emblematica frase “La professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli un’attività solida,stabile”.

E se oggi il mondo, molto opportunamente, decide di celebrare l’insostituibile e terapeutica funzione della lettura, lasciatemi un poco di spazio per scagliare qualche innocuo fulmine sulla moltitudine degli ignavi che predicano la dottrina dell’indolenza sentenziando “Volete un consiglio? Leggete poco che è meglio” rincarando la dose di belligerante vacuità con un prosaico “ I poeti li manderei tutti in fabbrica e gli editori al macero insieme alle loro montagne di cartame”.

Nel giorno in cui un aeroplanino solca i cieli con la scritta legata alla coda“Chi ama legge” transita anche , lungo un vicolo tortuoso, una sguaiata carriola che trasporta un tipo ebbro di telenovelas che canticchia “Da grande farò il celebroleso“.

E’ giunta l’ora della nota a pié di pagina , affidata a quel satanasso di Lepold Fetchner:

 “Lei scrive? Che coincidenza. Io leggo”

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