La guerra non esiste

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Un recente sondaggio condotto dall’istituto Demos per conto di Repubblica ha rivelato come, nella vicina Penisola, una persona su quattro creda che le immagini delle stragi condotte dall’esercito russo in ucraina siano false. Siamo cioè alle solite. Grossomodo si tratta della stessa fetta di persone che durante la pandemia si era dichiarata no vax. Quasi un quarto degli intervistati crede infatti che le notizie in arrivo dall’Ucraina siano balle, che siano delle montature costruite ad arte per alimentare in Occidente lo scontro tra blocchi politici contrapposti pro o contro Putin oppure semplicemente per aumentare gli indici di ascolto. La manipolazione dell’informazione da parte dei media sarebbe simile a quella operata in altre occasioni, dall’attacco alle Torri Gemelle fino alla pandemia.  

Proprio così. La Russia verrebbe dipinta come un orco cattivo, pronta addirittura a usare il proprio arsenale atomico, solo per fare audience. E quindi, l’operazione speciale condotta per denazificare l’Ucraina, non sarebbe per nulla una guerra così come invece la dipingono buona parte dei media occidentali. Ora, che giornali e televisioni cavalchino le notizie consapevoli che l’interesse dell’opinione pubblica sia grande soprattutto quando tra le ipotesi in gioco c’è quella di un’eventuale terza guerra mondiale, è evidente. I giornali vivono di copie vendute, le tivù di indici d’ascolto e i portali online di click.

L’enfasi e l’allarme che ammantano la guerra, ma soprattutto le immagini di distruzione e di morte che ci arrivano quotidianamente dall’Ucraina, hanno scosso il nostro quieto vivere già messo a dura prova dalla pandemia. Chissà, forse immaginare che siano stati i mass media ad averla inventata, potrebbe rendere l’idea della guerra più sopportabile. Eppure non si tratta di una fantasia o di un complotto, la guerra c’è eccome e le immagini dei massacri e delle fosse comuni sono immagini reali. Non si tratta di finzione. La brutalità della guerra con i suoi crimini e la sua disumanità ci chiamano in causa.

Rispondere che si tratta soltanto di una montatura, significa rifuggire dalla realtà. Scrollarsi di dosso il fardello. Significa lavarsene le mani. Così, dopo due mesi di guerra, sembra ancora che la differenza tra aggressori e vittime, tra oppressori e oppressi, sia opinabile. Le immagini delle stragi, degli stupri o dei sistematici e indiscriminati attacchi contro i civili non contano. Sono l’ennesimo film di guerra con attori, figurati e comparse. Tutti protagonisti di un macabro gioco, di una farsa messa in scena per chissà quale oscura ragione. Così come accade nei talk show, accusati di aver trasformato l’invasione russa nel solito teatrino in cui i vari esperti reciterebbero a soggetto.

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