La paura fa Dario Argento

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L’uccello dalle piume di cristallo. Il gatto a nove code. Quattro mosche di velluto grigio. Suspiria. Profondo Rosso. Tenebre. Phenomena. Dario Argento e il suo cinema tornano a far parlare di sé dato che si è da poco inaugurata a Torino una mostra-evento a lui dedicata dal titolo The Exibit che si potrà visitare fino al 16 gennaio del 2023. Con immagini dei suoi set, bozzetti originali, oggetti di scena e tanto altro ancora, al Museo del Cinema di Torino, si celebra il genio di colui che è considerato un maestro del brivido, dell’horror e del sangue. Un regista che, con i suoi film, è stato capace di alimentare le nostre paura come nessun altro. “Se non ci fosse paura, non ci sarebbe vita”, dice – non a caso – Dario Argento.

44 oggetti di scena, costumi originali, bozzetti (compresi quelli di Giorgio Armani per Phenomena), le creature meccaniche e i trucchi di Sergio Stivaletti, i manifesti, fotografie inedite, pellicole, libri, fumetti, coltelli e mannaie. È una raccolta di cimeli che hanno accompagnato la discesa negli abissi della psiche umana e nelle tenebre dell’anima, che hanno popolato i sogni cinematografici e gli incubi tanto cari al regista romano ciò che si può ammirare all’interno della Mole Antonelliana a Torino.

Ero giovanissimo, un bambino e venni a Torino con mio padre, che doveva andarci per lavoro. Arrivammo di sera, pioveva e subito la trovai una città bellissima. Mi piaceva molto, aveva un’aria malinconica e al tempo stesso inquietante. Non pensavo che avrei mai fatto il regista, ma ero sicuro che Torino sarebbe stata una città ideale per girarci dei film”, così racconta, Dario Argento, del suo primo incontro con la città che ha fatto da set a molti dei suoi film. 

E vista l’anima magica e misteriosa del capoluogo piemontese, non stupisce che Dario Argento l’abbia definita “il luogo dove i miei incubi stanno meglio”. Una Torino che ora rende omaggio a un regista che con Suspiria, di cui esiste anche un recente remake di Luca Guadagnino del 2018, e Profondo Rosso è diventato un gigante dell’horror a livello internazionale. Controcorrente e sovversivo, come l’amico George Romero, ma anche inspiratore di registi del calibro di Quentin Tarantino, Nicolas Winding Refn e Guillermo Del Toro.

“Io sono una specie di clandestino in questa mostra dove si rappresenta Dario Argento. Chissà chi è mai questo fantomatico personaggio, non credo di conoscerlo troppo bene. Faccio i film a suo nome, ma chi sia veramente, non lo so. M’ispiro alle profondità dei miei sogni, all’arte, alla psicologia. Tutto questo mondo che vedo qui intorno, questo tributo così attento e totale m’impressiona. Torno indietro e forse certi film li comprendo meglio adesso, rivedendoli con voi.” Questo dice di sé e della mostra, quasi volendosi schermire, Dario Argento.

La paura dell’altro, dell’imprevedibilità e del destino avverso, sono solo alcuni dei temi che si ritrovano nei suoi film, in cui la dimensione umana è accostata a quella animale, sempre ben presente con uccelli (dalle piume di cristallo), insetti, ratti, mosche, gatti (a nove code) e cani. Un ruolo di primo piano ce l’hanno però anche le donne, mai banali, protagoniste delle sue storie. Jessica Harper, Jennifer Connelly, Asia Argento, Catherine Spaak, Daria Nicolodi. Il tutto condito sempre da una buona dose si terrore. “Perché la paura ci evita tanti pericoli – afferma sicuro il regista romano – e non penso che sia cambiata, specialmente nel nostro profondo, viviamo l’epidemia, la guerra, tanti fatti che la alimentano. Ma quelle che racconto io non sono paure reali, ma immaginarie, e vengono dal mio intimo più profondo”.

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