La Russia si dissangua

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Tra gli effetti collaterali della guerra in Ucraina, c’è lo spopolamento della Russia. Putin, già prima dell’invasione, diceva di non dormirci la notte. La guerra ha però aggravato la crisi demografica già in atto. A sottolinearlo, di recente, è stato il Financial Times. La vera sanzione per la Russia è il declino demografico della Russia stessa. Dall’inizio della guerra abbiamo assistito ad un costante e inarrestabile esodo di persone istruite alle quali vanno purtroppo aggiunte le migliaia di vittime tra i soldati, giovani uomini che avrebbero potuto contribuire all’economia russa nei prossimi decenni. Se poi a tutto questo ci aggiungiamo pure i morti di Covid-19, ecco che ci troviamo davvero di fronte ad una tempesta perfetta.

Puoi impegnarti fin che vuoi ariportare la Russia all’antico splendore degli Zar, ma se poi ci ritroviamo in quattro gatti, allora tanto vale. Il vero boomerang per Vladimir Putin sembra proprio essere il lento e progressivo declino demografico della popolazione russa, una minaccia anche per l’economia del Paese. Meno braccia significa meno forza lavoro. Lo scorso anno, mentre Mosca già ammassava le sue truppe lungo il confine ucraino, Putin aveva ricordato come il tasso di natalità fosse calato soprattutto durante la seconda guerra mondiale e all’inizio degli anni Novanta, subito dopo la caduta dell’Unione Sovietica.

Le pesanti sanzioni imposte da Stati Uniti ed Europa, qualora sortissero un effetto sull’economia russa, tale disagio potrebbe portare la popolazione a scegliere di avere meno figli. Perché più il futuro si fa incerto e cupo e minore è la voglia di scommettere. “Con questa guerra scriteriata Putin si sta sparando sui piedi. Le principali perdite non verranno dal conflitto ma da una profonda crisi economica in Russia”, ha dichiarato Ilya Kashnitsky, professore associato del Centro interdisciplinare danese per le dinamiche demografiche. L’invasione dell’Ucraina però ha soltanto accentuato un problema già esistente.

L’emigrazione dalla Russia sta assumendo proporzioni inedite. Stando a ciò che scrive il Financial Times, dall’inizio della guerra a oggi sono stati fra cinquanta e settantamila i cervelli in fuga, i giovani lavoratori del settore tecnologico che hanno lasciato la Russia per andare a cercar fortuna all’estero. I tentativi di Putin di favorire l’aumento della popolazione russa sono stati diversi. Dagli incentivi ai più giovani, fino alla concessione di più di settecentomila passaporti agli abitanti del Donbass. Queste misure non hanno però impedito che la fuga iniziasse già in occasione dello scoppio della pandemia.

Come se tutto ciò non bastasse, in Russia, tra marzo 2020 e gennaio 2022, ci sono stati anche un milione di morti in più rispetto allo stesso periodo tra il 2015 e il 2019. Un dato che cozza con il conteggio ufficiale del decessi per Covid-19, infatti le vittime ufficiali sarebbero state appena 360’000. Cifre che ci danno la misura di una guerra che Putin ha già perso, non essendosi reso conto di aver innanzitutto scatenato una guerra contro il proprio Paese. La fiducia dei russi nel futuro non è mai stata così bassa. Comunque andrà a finire la guerra in Ucraina, lo zar Vlady si troverà a dover fare i conti con un dissanguamento a cui neppure il braccio di ferro tra Russia e Occidente gli sarà servito per invertire la rotta.

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