La vincita all’Euromillions

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Chissà, magari è già capitato anche a voi di partecipare a una lotteria. Oppure alla riffa. E di aver provato l’emozione, il brivido di crederci, di sentirla arrivare. E poi, eccola, la vittoria. Accompagnata da un’emozione grandissima. E la sensazione di essere, in quel preciso momento, il re del mondo. Eppure, statisticamente, è più probabile essere inceneriti da un fulmine che fare sei al lotto o sbancare all’Euromillions. Sempre che poi non succeda davvero. Perché ogni tanto capita. Sì, ci credi così forte che accade. E vinci. Però mica tutti finiscono per dare in beneficienza i 200 milioni vinti all’Euromillions. 

Proprio così, in un’epoca vissuta nel segno del narcisismo e della negazione della morte, fatta di egoismi e fissata sul bisogno di possedere cose, ecco che, ogni tanto, qualcosa si rompe. Capita che qualcuno rompa gli schemi. E, scardinando le regole, ci mostri che cambiare rotta è possibile. Come nel caso di quel tizio che, in Francia, dopo aver vinto 200 milioni all’Euromillions ha deciso di donare l’intera cifra ad un’associazione che si occupa della salvaguardia del Pianeta.

In pratica l’anonimo benefattore (o benefattrice chissà) ha decide di non fare proprio lo stile di vita imperante, rifiutando quei modelli dettati da consumismo e capitalismo per cui l’unico assioma possibile sembra essere il seguente: tanti soldi tanto potere, ma anche viceversa. Ecco perché con 200 milioni di euro il nostro eroe avrebbe verosimilmente dovuto comprarsi almeno tre Ferrari e sei Lamborghini, oltre ad una mega-villa con piscina. E invece no. La scelta è stata un’altra.

Invece di sperperare l’immensa vincita in beni di lusso e chissà cos’altro, il fortunato vincitore ha deciso di usare l’intera somma per dar vita a un’associazione che opererà per la salvaguardia del Pianeta. Un tema questo che, al nostro benefattore, è sempre stato a cuore. E allora quale occasione migliore di una vincita, assolutamente dettata dal caso, per farne motivo di impegno. Invece di assecondare il sogno usa e getta che da troppo tempo alimenta il consumismo capitalista, lui ha fatto esattamente in contrario. 

Ha avuto il coraggio e il buonsenso di dire no a lussuose abitazioni, gioielli e tanto altro, investendo quei soldi in difesa dell’ambiente e quindi anche in qualità di vita per tutti noi. Anyama, questo il nome dell’associazione che, lottando per preservare gli ecosistemi globali, si sta impegnando per lasciare in eredità ai nostri figli un mondo più giusto. Un obiettivo ambizioso, ma anche più che legittimo. Oltre che assolutamente condivisibile.

Le foreste sono i primi habitat che secondo l’associazione vanno salvaguardate rappresentando l’80% della biodiversità terrestre attualmente in pericolo di estinzione. Un pericolo che va scongiurato con azioni concrete. Usando i nostri talenti, e non solo quelli, per proteggere la nostra maggior ricchezza. 200 milioni investiti in questo modo sono quantomeno un uso intelligente e solidale della ricchezza. Che poi tutto questo possa bastare è un altro paio di maniche. Ma intanto, merci Anyama. Grazie. 

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